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Discipline Filosofiche XXXV, 1, 2025: Rethinking the History of the Vienna Circle. A cura di Massimo Ferrari

XXXV, 1, 2025: Rethinking the History of the Vienna Circle. A cura di Massimo Ferrari

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copertina-2016-1-fronteIl Circolo di Vienna ha rappresentato un crocevia di straordinaria importanza per la filosofia del Novecento e ha contribuito al tempo stesso all’affermarsi della filosofia analitica come una delle correnti egemoni del pensiero contemporaneo. Eppure, per lungo tempo la storia del Circolo di Vienna è rimasta poco conosciuta o, addirittura, sostanzialmente ignorata. Ricostruirne le origini e indagare il suo contesto storico-filosofico è quanto la storiografia più recente ha cercato di fare in maniera sempre più estesa, approfondita e documentata, consentendo così di metterne a fuoco un’immagine molto più complessa rispetto alla narrazione dominante sino agli anni Ottanta del secolo scorso. Grazie ai lavori di studiosi (per citarne solo alcuni, perché l’elenco è decisamente più cospicuo) come Friedrich Stadler, Thomas Uebel, Michael Friedman, Alberto Coffa, Elisabeth Nemeth, Matthias Neuber, Cristian Damböck, Andreas Vrahimis, il Circolo di Vienna ci appare oggi come un grande ‘collettivo di pensiero’ in cui sono confluite e hanno convissuto, non senza tensioni interne, diverse anime e diverse storie intellettuali (un’agile ed efficace sintesi si trova nel libro di K. Sigmund, Sie nannten sich Der Wiener Kreis. Exaktes Denken am Rand des Untergangs, Springer, Wiesbaden, 2018). L’immagine tradizionale del Circolo di Vienna come patria per eccellenza dell’antimetafisica, del principio di verificazione, del rifiuto della filosofia di Kant in nome della nuova logica di Russell e della svolta linguistica imposta dal Tractatus di Wittgenstein ha subito una profonda revisione, alla quale ha dato un primo contributo fondamentale il libro di Stadler pubblicato ormai quasi trent’anni fa (Studien zum Wiener Kreis. Ursprung, Entwicklung und Wirkung des Logischen Empirismus im Kontext, Suhrkamp, Frankfurt a.M., 1997). Al tempo stesso, anche il contesto storico e politico – il contesto della ‘Vienna rossa’ – si è rivelato di grande importanza per comprendere le radici della ‘concezione scientifica del mondo’, con le sue aspirazioni culturali e ‘ideologiche’ che non la confinavano solo (come si dice alla fine del famoso manifesto del 1929) «sulle gelide vette della logica». Ma non si tratta solo di questo: i rapporti con la filosofia tedesca del primo Novecento (specie nel caso di Moritz Schlick e di Rudolf Carnap) sono stati oggetto di indagini molto circostanziate, che hanno mostrato l’importanza delle radici neokantiane e, nel caso di Carnap, anche fenomenologiche; la riscoperta, che ormai risale indietro nel tempo, del contributo originale e tuttavia troppo a lungo negletto di Otto Neurath ha consentito di far risalire già alla Vienna degli anni Venti-Trenta alcuni temi dell’epistemologia naturalizzata ritenuta solitamente come l’approdo della critica di Quine all’empirismo logico (per una prima documentazione ancora utilissima cfr. Rediscovering the Forgotten Vienna Circle, a cura di Th.E. Uebel, Kluwer, Dordrecht-Boston-London, 1991); e infine anche l’influenza di Wittgenstein sul Circolo di Vienna è stata ricostruita in maniera più problematica, in parte anche ridimensionando il ruolo del Tractatus nel promuovere la ‘svolta della filosofia’ proclamata nel 1930 da Schlick (tra gli esiti più significativi degli studi più recenti va almeno ricordato il volume Wittgenstein and the Vienna Circle. 100 Years After the “Tractatus Logico-Philosophicus”, a cura di F. Stadler, Springer, Cham, 2023). In breve, la storia del gruppo di studiosi raccolto intorno a Schlick e che nel 1924 iniziò a riunirsi a Vienna, nella Boltzmanngasse 5, per leggere e commentare il Tractatus di Wittgenstein è stata rivisitata e in parte riscritta andando oltre i ‘dogmi’ della visione ricevuta.
Ciò nonostante, restano ancora molteplici aspetti che meritano di essere esplorati e la ricerca degli ultimi anni ha in effetti proseguito su questa strada con risultati innovativi, aprendo ulteriori fronti di indagine. Importante è stato, in particolare, l’avvio dell’edizione critica delle opere di Schlick, iniziata nel 2006 e tutt’ora in corso (https://www.iph.uni-rostock.de/forschung/moritz-schlick-forschungsstelle/edition/), che ha consentito di leggere tutto Schlick – compresi i testi del Nachlaß – in maniera filologicamente accurata e sulla base di apparati critici che illuminano analiticamente anche la biografia intellettuale del padre nobile del Wiener Kreis. Né va dimenticato che l’accesso a una vasta mole di materiali inediti – dai carteggi di Schlick, di Carnap, di Neurath sino alla recentissima pubblicazione dei Diari di Carnap (R. Carnap, Tagebücher, a cura di Ch. Damböck, 2 voll., Meiner, Hamburg, 2022) – ha consentito di seguire per così dire in ‘tempo reale’ ciò che avveniva nelle riunioni del Circolo e nei dibattiti che hanno alimentato la sua storia sino alla drammatica emigrazione intellettuale verso gli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Trenta. Dare conto di questa ricca letteratura sarà certamente opportuno in altra sede; ma il fatto che il bilancio abbia continuamente bisogno di essere aggiornato è già di per sé un indizio eloquente di quanto ricca e vivace sia oggi la ricerca che non smette di innovare le nostre conoscenze di una storia affascinante.
È proprio in questa direzione che il presente numero di Discipline Filosofiche intende portare un ulteriore contributo allo studio del Circolo di Vienna, collocandosi nel solco di una letteratura critica ormai altamente specializzata, ma guardando anche a nuove frontiere che ancora attendono di essere varcate. Lo spettro delle questioni e dei problemi oggetto dell’indagine storiografica e della ricostruzione concettuale si è molto allargato negli ultimi anni: mentre alcuni temi canonici – come nel caso del dibattito sui protocolli e sull’enciclopedia della scienza unificata – sono stati da tempo sviscerati in maniera dettagliata, altri momenti cruciali della storia del Circolo di Vienna prima trascurati sono emersi in una luce nuova. La rilevanza delle questioni di etica in Schlick, ma anche in Carnap, è uscita dall’ombra in cui è rimasta a lungo avvolta; ha assunto una crescente importanza il ruolo che nei dibattiti della Vienna di quegli anni hanno svolto anche le scienze sociali, l’economia, la psicologia, la biologia; l’opera più straordinaria maturata nella cerchia intorno a Schlick – La costruzione logica del mondo di Carnap – è stata scavata nelle sue ascendenze persino più remote: non solo la logica di Russell o il neokantismo, ma pure Dilthey e la filosofia della vita, nonché i rapporti molteplici di Carnap con il ‘modernismo’ dell’epoca di Weimar consentono oggi di prendere in mano una delle grandi opere del Novecento filosofico con uno sguardo profondamente diverso. Del resto, anche la letteratura sull’empirismo logico, che ingloba ma al tempo stesso estende l’angolo visuale che si irraggia da Vienna, ha registrato negli ultimi anni un progresso – quantitativo e qualitativo – davvero impressionante (si vedano ad esempio The Routledge Handbook of Logical Empiricism, a cura di Th. Uebel e Ch. Limbeck-Lilienau, Routledge, London-New York, 2022 e la raccolta di studi Ways of the Scientific World-Conception. Rudolf Carnap and Otto Neurath, a cura di Ch. Damböck, J. Friedl, U. Höfer, Brill, Leiden-Boston, 2024). Gettare luce anche sul ‘dopo’, sul periodo successivo alla dissoluzione del Circolo seguita all’assassinio di Schlick nel giugno 1936 (un evento spartiacque, ricostruito di recente da E. David, The Murder of Professor Schlick. The Rise and Fall of the Vienna Circle, Princeton University Press, Princeton and Oxford, 2020) e con l’Anschluß hitleriano dell’Austria nel 1938, consente di collocare nella prospettiva di lungo periodo la storia della filosofia scientifica nei primi decenni del XX secolo, rivolgendo in particolare l’attenzione al suo trapianto negli Stati Uniti, ai rapporti con il pragmatismo americano (ma pure con la scuola di Francoforte in esilio); senza perdere di vista le testimonianze che gli esuli dall’Austria nazista avranno modo di consegnare ai loro ricordi e alle loro rievocazioni autobiografiche (come nel caso esemplare di Hilde Spiel e Jean Améry).
Il lettore dei saggi che seguono potrà rendersi direttamente conto di come alcuni di questi temi siano stati messi a fuoco da studiosi, italiani e stranieri, che con la loro autorevolezza e la loro competenza consentono di illustrare in maniera precisa, documentata e concettualmente impegnata ‘che cosa è stato veramente’ il Circolo di Vienna: tanto nelle sue origini, che per certi versi risalgono agli anni antecedenti alla Grande Guerra (e qui a parlare è direttamente la voce di Neurath), quanto nei suoi sviluppi successivi arrivando sino al secondo conflitto mondiale. Si tratta di prospettive plurali e di angolazioni diverse, dalle quali naturalmente non si può attendere né una ricostruzione organica né un’esauriente visione d’insieme. Certamente rimangono sul tappeto molti aspetti che andranno approfonditi in altra sede; ma in ogni modo questa raccolta offre l’occasione per rileggere un capitolo cruciale delle ‘cronache di filosofia’ del Novecento. In Italia, dove la letteratura critica sul Circolo di Vienna e sull’empirismo logico non è così rigogliosa come altrove (e pensiamo non solo ai paesi anglofoni o di lingua tedesca, ma, per i tempi più recenti, anche alla Francia), si avvertiva da tempo l’esigenza di un lavoro di aggiornamento. Come è nella sua tradizione, Discipline Filosofiche si è proposta anche in questa occasione di assolvere il compito ormai irrinunciabile di internazionalizzare la ricerca, di entrare attivamente in una rete e in una comunità scientifica che proprio intorno all’‘oggetto’ Circolo di Vienna sta vivendo un momento felice.

Indice
(cliccando sul titolo si può leggere l’abstract)

Massimo Ferrari, Premessa
Otto Neurath, I viandanti smarriti di Cartesio e il motivo ausiliare (a cura di Massimo Ferrari)
Ádám Tamas Tuboly, Between Science and Fringe. The Vienna Circle on Pseudoscience
Andreas Vrahimis, Metaphysics, Biology, and Scientific Philosophy. Schlick’s Lectures on Bergson
Rudolf Meer, A Forgotten Source for Moritz Schlick’s Problems of Ethics. Alois Riehl’s Determinism of the Will and Practical Freedom
Massimo Mezzanzanica, Vita, esperienza e struttura. Sul concetto di costruzione in Dilthey e Carnap
Massimo Ferrari, Leibniz e il Circolo di Vienna
Roberto Gronda, From Curiosity to Hostility. Dewey’s Confrontation with Carnap’s Philosophy
Christian Damböck, Carnap’s Explication of Ethics in Value Concepts (1958)
Friedrich Stadler, Moritz Schlick, the Vienna Circle and Austrian Literature after World War II
Thomas Uebel, Herbert Marcuse e l’immagine unidimensionale dell’empirismo logico

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