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217. Recensione a: Ioan Petru Culianu, Faust, a cura di R. Moretti, Bietti, Milano 2025, pp. 228. (Igor Tavilla)

A Roberta Moretti – studiosa di Ioan Petru Culianu, curatrice del romanzo Il rotolo diafano (Elliot 2010) e, insieme ad Andrea Scarabelli e Horia Corneliu Cicortaș, del numero monografico (ispirato ai famosi Cahiers de l’Herne) della rivista Antarès, «Ioan Petru Culianu. Argonauta della quarta dimensione» (Bietti, Milano 2021) – va il merito, equamente condiviso con la collana Archeometro dell’editore Bietti, di aver reso pubblico un inedito del geniale studioso, precocemente scomparso in circostanze drammatiche: si tratta del testo del seminario su Faust tenuto dal 1° marzo al 1° giugno 1990 dallo storico delle religioni romeno (allievo di Mircea Eliade e suo successore alla Divinity School di Chicago) presso l’Università degli studi di Siena, sede di Arezzo, dove Culianu era stato invitato da Grazia Marchianò, estetologa e studiosa di filosofie orientali, nonché moglie del filosofo Elémire Zolla.
Il seminario, dal titolo Faust: un mito alle radici dell’Occidente, veniva audio-registrato e successivamente sbobinato, ma in seguito la trascrizione andò perduta, per poi essere fortunosamente ritrovata a distanza di anni e trascritta nel 2016. Grazie alla paziente ricerca di Moretti, quel testo vede oggi la luce insieme ad altri materiali che conferiscono a questa pubblicazione le proporzioni di una monografia di e su Culianu. Il volume si apre con una nota di Emanuela Guano (“Culianu e la trama vuota del Faust”), oggi professoressa di antropologia all’Università di Atlanta, negli Stati Uniti, ai tempi giovane neolaureata alla quale era stato affidato il compito di registrare e trascrivere il seminario, seguita dall’introduzione di Moretti (“Dal mito delle origini alle origini del mito di Faust”).
Il testo del seminario del 1990 di Culianu, che consta di una cinquantina di pagine, è seguito nell’ampia Appendice dalla trascrizione della conferenza sulla Sacralità femminile, tenuta dallo stesso autore in occasione di un convegno svoltosi sempre presso l’Università di Siena-Arezzo nel febbraio 1989 (alla presenza, tra gli altri, di Ugo Bianchi, suo mentore alla Cattolica di Milano, e di Giovanni Casadio, attuale presidente della Società Italiana di Storia delle religioni). Il testo della conferenza sulla sacralità femminile include, oltre al testo di Culianu (in buona parte recuperato dalle audiocassette), anche il dibattito che ne è seguito; in questa forma integrale, i testi erano finora inediti. Ma il volume comprende anche altri inediti: due interviste – di cui la prima, “Le radici del mito nell’imponderabile insieme della storia”, rilasciata da Culianu a Guano, l’altra, “Reality is negotiable”, concessa da Marchianò a Moretti – e la postfazione di Cicortaș, “Sulle tracce di Faust, da Nae Ionescu a Ioan Petru Culianu”, in cui vengono indagate le ascendenze della ricerca di Culianu nella più ampia compagine della filosofia romena, con particolare riferimento alla linea di “filiazione” Ionescu-Eliade. Il lettore può infine percorrere il testo in forma cursoria grazie all’indice dei nomi presente in calce al volume.
Come ricorda Guano nella sua nota d’apertura, il seminario riprende e amplia i temi discussi da Culianu in uno dei suoi ultimi articoli, Dr. Faust, Great Sodomite and Necromanter (apparso in inglese sulla «Revue de l’histoire des religions» nel 1990 e nella traduzione romena di Sorin Antohi in «Revista de Istorie și Teorie Literară», sempre nel 1990; successivamente inclusa nella raccolta Jocurile minții). Tuttavia, l’interesse per il personaggio Faust risale almeno al saggio Eros e magia nel Rinascimento (1984), dove il tema è associato alla trasformazione dei costumi e della morale, con particolare riferimento alla moda femminile, tema a cui Culianu ha sempre riservato grande attenzione, come dimostra anche la sopracitata conferenza sulla sacralità femminile.
Nella sua suggestiva introduzione, che si richiama in chiave storico-ideologica al mito di Shambala, Moretti sottolinea come Culianu affronti il tema di Faust da una peculiare prospettiva che incrocia l’approccio dello storico delle religioni con quello dello storico delle idee, mostrando come nel corso dei secoli il mito si trasformi assumendo configurazioni anche molto diverse tra loro. Tenuto conto della relatività del fenomeno storico, «Culianu si distacca dall’osservazione della storia intesa come manifestazione lineare e diacronica. Pur riconoscendo a un certo livello la necessità di questa funzione, adotta una prospettiva “quadridimensionale” in cui i sistemi di pensiero sono osservati nella loro sincronicità» (p. 34).
Nel descrivere quel che definisce «un Leitmotiv della storia della cultura europea» (p. 49), Culianu prende le mosse dalla Roma imperiale, al tempo dell’affermazione del cristianesimo, dove incontriamo la figura di Simon Mago. Detto anche Faustus, si accompagna a una prostituta che egli considera la reincarnazione di Elena di Troia, contende con Pietro in una gara di poteri magici da cui esce sconfitto, come il mago Cipriano, altro possibile antesignano del Faust, viene sconfitto e convertito dalla vergine Giustina. Il seminario prosegue prendendo in esame la casistica faustiana nella letteratura cristiana tardoantica e altomedioevale. Dopo aver condotto una ampia digressione su come nel Medioevo convivessero una spinta all’ideale ascetico e la ghettizzazione delle minoranze religiose, da un lato, con la rilassatezza dei costumi e il proliferare di bagni pubblici e prostituzione, dall’altro, Culianu spiega che è solo con il Rinascimento che incontriamo la premessa del Faust moderno, noto soprattutto grazie a Goethe: «Il mago diventa uno “scienziato”, ossia colui che si avvale di norme per manipolare la natura» (p. 62).
Contro una diffusa vulgata storiografica, Culianu ribadisce che la Riforma protestante, precorsa dalla bolla di Innocenzo VIII e dai movimenti pre-riformati (come quello dei “piagnoni” a Firenze), ha rappresentato una riforma in senso fondamentalista, non già liberale, di cui la Controriforma cattolica non è che la riproposizione entro il quadro dogmatico e disciplinare di obbedienza al soglio romano. Se la dottrina luterana e calvinista della doppia predestinazione, secondo la nota tesi weberiana, ha dato impulso al capitalismo, l’abolizione degli ordini monastici comporta per la donna la rinuncia al celibato e la scelta obbligata del matrimonio, quale rimedio alla concupiscenza di cui ella è ricettacolo. La moda risente di questa trasformazione dei costumi: il clero incoraggia, per esempio, l’uso di zoccoli alti, per consentire di indossare abiti sempre più lunghi, tali da non lasciar intravedere nemmeno i piedi della donna (tema intrigante, quello dei tacchi alti, affrontato nella conferenza aretina sulla sacralità femminile del 1989, inclusa nel presente volume).
È questo lo sfondo del Volksbuch apparso in Germania nel 1587, ispirato al personaggio storico di Georg (o Johann) Sabellicus, mago di fama, nonché tacciato come «grande sodomita e negromante», di cui sappiamo dall’abate Tritemio, anch’egli pratico di magia evocatoria. «Prodotto abbastanza grossolano della teologia protestante» (p. 73), il libro popolare assolve egregiamente al proprio intento propagandistico, diventando subito spettacolo di burattini, a beneficio del popolo illetterato. Il rapido successo conosciuto dal testo nell’Europa settentrionale porta ai due adattamenti di Cristopher Marlowe (1604 e 1610). La morale sottesa all’opera è la demonizzazione della scienza della natura. Il peccato di Faust, l’anti-Lutero, è triplice: il desiderio smodato di conoscenza, di ricchezza e di erotismo. «In tale prospettiva», scrive Culianu, «il libro del Faust diventa un testo chiave della civiltà occidentale, un testo che, come nessun altro, è in grado di spiegarci la formazione della nostra cultura e delle origini del sistema capitalistico» (p. 78).
Se anche i cattolici controriformati, grazie a Calderón de la Barca, hanno avuto il loro Faust – El mágico prodigioso (1637), che rievoca le vicende leggendarie di Cipriano e Giustina –, prima con Lessing e poi con il monumentale dittico dell’Urfaust e Faust I di Goethe il mito conosce una significativa rivalutazione nel senso di una sfida lanciata alla teologia protestante. Se è la sete di conoscenza a venir celebrata nel Faust di Lessing, Goethe basa la sua personale teologia sul primato dell’azione, tanto da convertire anche Mefistofele in un personaggio sul malgrado positivo, poiché asservito al bene, in quanto sprone all’azione dell’uomo.
La fortuna dell’opera di Goethe corre parallela alle sorti della Germania: osannata «come una sorta di Bibbia germanica» dalla propaganda imperiale e nazionalista, rimossa in seguito al trauma della Prima Guerra mondiale, con Faust elevato a emblema dello spengleriano “tramonto dell’Occidente”, per poi conoscere un parziale riscatto sotto la propaganda nazista e la definitiva condanna dopo la sconfitta tedesca nella Seconda Guerra mondiale. Con il Doktor Faustus (1947) di Thomas Mann l’elaborazione del mito faustiano acquisirà infine un nuovo livello di complessità, implementando ulteriori elementi: il rapporto tra creatività e malattia e il tema della bellezza come agente di contaminazione.
In conclusione, Culianu ritiene che il mito di Faust abbia potuto farsi veicolo nei secoli di significati tanto diversi, talvolta persino antitetici, perché esso non è esistito «come nucleo stabile di significato», ma soltanto «come schema vuoto che si adatta a ogni messaggio» (p. 95). Emerge qui la svolta cognitivista del cosiddetto “ultimo Culianu”, per il quale i miti altro non sono, come ricorda Moretti nella sua dotta introduzione, che «“programmi mentali” o sistemi operativi che la mente utilizza per interpretare e organizzare il mondo» (p. 42) e dai quali lo storico delle religioni romeno ci invita con sforzo «quasi-mitico» a sganciarci per non subirne il condizionamento.
Ci auguriamo che il libro possa contribuire, insieme alle altre meritorie iniziative editoriali di cui Bietti si è resa recentemente protagonista, al rilancio, non solo in Italia, di un autore la cui figura – faustiana essa stessa, come scrive Cicortaș in chiusura al suo contributo – ha rivoluzionato il panorama degli studi storico-religiosi degli ultimi decenni del secolo scorso.

(4 marzo 2026)

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