giovedì , 21 Maggio 2026
Ultime notizie

220. Recensione a: Michel Foucault, La constitution d’un transcendantal historique dans la Phénoménologie de l’esprit de Hegel, Vrin, Paris 2024, pp. 242. (Giovanni Gerosa)

Da quando il filosofo e sociologo francese Daniel Defert ha inaugurato il Fonds Michel Foucault alla Bibliothèque Nationale de France nel 2013, si è aperta una nuova stagione degli studi foucaultiani, segnata dalla pubblicazione di numerosi inediti. Tra questi, si possono ricordare, per importanza, il corso al Collège de France del 1972-73, La société punitive – pubblicato da Seuil e Gallimard nello stesso 2013 –, Les aveux de la chair, il quarto volume della Storia della Sessualità, e Les hermaphrodites – pubblicati da Gallimard rispettivamente nel 2018 e nel 2025.
Un’opera pubblicata recentemente – nel febbraio 2024 da Vrin – risulta molto interessante, nella misura in cui illumina aspetti della ricerca di Foucault che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Si tratta del mémoire del diploma di studi superiori di filosofia, discusso da Foucault l’11 giugno 1949 alla Sorbona di Parigi, davanti a una commissione composta da Henri Gouhier, Jean Wahl e dal suo maestro Jean Hyppolite. Questo scritto si situa a cavallo tra la laurea in filosofia, conseguita nel 1948, e il diploma di psicologia generale, ottenuto nello stesso 1949. Esso costituisce un unicum nella produzione foucaultiana, per due motivi: in primo luogo, è di cinque anni precedente alle sue prime opere e, in secondo luogo, è l’unico suo testo che tratta sistematicamente e tematicamente il pensiero di Hegel.
La constitution d’un transcendantal historique dans la Phénoménologie de l’esprit de Hegel – questo il titolo del mémoire – si rivela quindi un testo fondamentale per il dibattito contemporaneo sul pensatore francese, nella misura in cui apre un campo della ricerca ancora inesplorato: se, da un lato, sono molto più comuni le analisi dei rapporti che intercorrono tra Foucault e Kant, manca uno studio sistematico del suo legame con Hegel. Fino alla comparsa di questo lavoro, infatti, gli studiosi si sono potuti limitare a rintracciare solamente degli spunti che manifestino l’anti-hegelismo di Foucault (si ricordino le critiche a una presunta storia universale nell’introduzione de L’archeologia del sapere, l’insistenza sulla natura evenemenziale della storia in Nietzsche, la genealogia, la storia e il valore fondamentale assegnato alla nozione di discontinuità ne L’ordine del discorso).
Anche per quanto riguarda il dibattito italiano, questa pubblicazione gioca un ruolo fondamentale, inserendosi in un ambiente florido e produttivo, che però ancora manca di un’analisi tematica del rapporto che intercorre tra Foucault e Hegel. Negli ultimi anni sono infatti apparse numerose edizioni italiane dell’opera foucaultiana: traduzioni di testi non ancora pubblicati, tra cui tutti i corsi tenuti al Collège de France come, per esempio, La sessualità, che comprende due corsi tenuti rispettivamente nel 1964 a Clermont-Ferrand e nel 1969 a Vincennes, pubblicata da Feltrinelli nel 2023; monografie, come quella pubblicata da Carocci nel 2022, a cura di M. Iofrida e L. Paltrinieri; raccolte di interventi, tra cui la recentissima Introduzione alla vita non fascista, pubblicata da Feltrinelli nel 2025; riedizioni critiche, come Il soggetto e il potere, con introduzione di A. di Gesu per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Tuttavia, in nessuna di queste si esplora nel dettaglio la relazione con la riflessione hegeliana, se non attraverso alcuni sporadici spunti, che tendenzialmente ne sottolineano il conflitto teorico.
Sorprendentemente, nell’opera che qui stiamo prendendo in considerazione è possibile scoprire un Foucault radicalmente diverso: non ancora detrattore di Hegel e della sua pretesa sistematica, ma quasi apologeta. Nel corso dell’opera, l’autore francese fa valere con forza le tesi hegeliane della Fenomenologia dello spirito, attaccando l’insufficienza dei precedenti sistemi di Kant e Fichte e difendendole dalle obiezioni di Marx.
Tuttavia, Foucault non si limita a riproporre asetticamente il pensiero di Hegel: introduce un aspetto di originalità, costituito dalla chiave di lettura che il filosofo francese sceglie di usare per analizzare il capolavoro hegeliano. Come dice il titolo stesso, infatti, ciò che spinge Foucault ad attraversare gli impervi sentieri tracciati dal lessico di Hegel è la ricerca di un trascendentale, di un elemento che funga da condizione di possibilità dell’esperienza della coscienza nel percorso fenomenologico tracciato da Hegel. È qui che si svela il fattore innovativo della proposta foucaultiana: infatti, nella Fenomenologia non appare mai il termine «trascendentale», se non nei casi in cui è usato per descrivere e criticare Kant. Eppure, Foucault è convinto che un tale principio non solo compaia, ma giochi un ruolo fondamentale nell’impianto teorico hegeliano.
Per comprendere meglio le ragioni che hanno portato il filosofo di Poitiers a intraprendere una simile impresa occorre ripercorrere le tappe fondamentali che strutturano l’opera. Il corpo principale del testo si compone di tre parti, precedute da alcune Remarques préliminaires e succedute da una Conclusion, a cui segue un denso apparato di appendici in cui sono contenute le citazioni a cui Foucault fa riferimento nel corso dell’opera.
Nelle Osservazioni preliminari viene presentata una distinzione metodologica fondamentale: quella tra problème e problématique. Se il primo indica un determinato elemento sul quale la ricerca di un filosofo si concentra, la seconda designa l’orizzonte generale entro cui la ricerca particolare si inserisce. Nel nostro caso, la problematica è l’indagine sul trascendentale, mentre il problema è l’analisi specifica condotta rispettivamente da Kant, Fichte, Schelling e Hegel. Secondo Foucault, infatti, il trascendentale costituisce una cornice unitaria in cui si inseriscono i pensatori dell’idealismo tedesco: ciò gli permette di proporre una lettura di Hegel assolutamente inedita, scostandosi dal nucleo della Hegel renaissance, i cui fautori principali erano stati Koyré, Kojève e gli stessi Hyppolite e Wahl. Non a caso il mémoire viene discusso pochi anni dopo la pubblicazione di due opere capitali per il dibattito francese su Hegel: nel 1946, la Genèse et structure de la Phénoménologie de l’esprit de Hegel del maestro Hyppolite e, nel 1947, l’Introduction à la lecture de Hegel di Kojève. Secondo l’originale interpretazione foucaultiana, Hegel viene annoverato tra i filosofi del trascendentale, anzi come l’unico autentico tra essi, nella misura in cui è il solo a determinarlo storicamente. Tutto il mémoire si pone come obiettivo la giustificazione di quest’ultimo assunto, come aspetto di principale innovazione all’interno dell’impianto ermeneutico foucaultiano.
Il problema del trascendentale assume una duplice configurazione: non solo come elemento che funge da condizione di possibilità a priori dell’esperienza, bensì anche come ciò che fa questa stessa esperienza. Esso viene analizzato da Foucault sul piano della nuova concezione hegeliana di oggettività, come superamento dei tentativi di Kant e Fichte: «una investigazione in questo dominio sembra dunque implicare una scelta, poiché è possibile prendere come punti di partenza un’oggettività che è quella stessa dell’esperienza, o l’attività trascendentale stessa» (p. 76). Una tale scelta è il punto di partenza dei sistemi di Kant e Fichte, che riducono il campo dell’oggettività, assolutizzando rispettivamente l’esperienza e le sue forme a priori o la pura attività dell’Io trascendentale. Tra queste due possibilità, il tentativo hegeliano si pone un passo avanti, non c’è priorità del campo esperienziale o dell’attività soggettiva, ma oggetto e soggetto concorrono alla loro reciproca costituzione: «l’oggettività è dunque legata alla soggettività, non come un opposto a un altro, ma come la verità che manifesta il vero» (p. 82). Questo è possibile solo per il sapere assoluto, come momento di sintesi realizzata dello spirito in quanto sostanza e soggetto. Tuttavia, è Foucault stesso a denunciare la possibilità in Hegel di cadere in una sorta di idealismo formale che egli stesso critica, nella misura in cui fonda la possibilità del sapere non sul reale o su un dato, ma sul sapere stesso (pp. 98-99).
Perché, per l’attento lettore di Hegel, questo rischio non si concretizzerebbe? Secondo l’analisi del pensatore francese, questi due poli apparentemente opposti – oggettività e soggettività – sono in realtà inseparabili, in quanto momenti della medesima unità: il sapere assoluto. Quest’ultimo si configura infatti non come «soggetto (ciò implicherebbe l’opposizione a un oggetto), ma [come] Sé, cioè sapere di se stesso come universalità del soggetto; e, al contrario, il concetto non è oggetto, ma sapere di se stesso come sostanza» (p. 99). In ciò il trascendentale si configura come elemento mediatore, come ciò che delimita il campo del sapere possibile e costituisce l’esperienza entro tale campo.
Fino a questo punto dell’analisi foucaultiana, tuttavia, il trascendentale è rimasto privo di contenuto. Viene descritta la sua duplice funzione, ma non si è ancora mostrato quale sia l’elemento correlato ad esso nella Fenomenologia dello spirito. Questo viene messo in luce nella terza parte dell’opera, in cui Foucault mostra la corrispondenza dell’elemento trascendentale con l’hegeliano «in sé per noi» (p. 174). Nella Fenomenologia Hegel utilizza questa formulazione nel momento in cui intende porsi dal punto di vista della coscienza del filosofo, che ha già compiuto tutto il cammino fenomenologico, che quindi è già sapere assoluto. Tuttavia, Foucault denuncia un nuovo rischio: se il sapere assoluto non è altro che il punto di vista della coscienza del filosofo, non si tratta che della universalizzazione illecita di un sapere essenzialmente particolare. Di nuovo, l’attento sguardo foucaultiano mostra come in realtà non si tratta di una semplice soggettività, ma di quella coscienza che ha già percorso tutte le tappe storiche del cammino fenomenologico.
È così che, agli occhi di Foucault, Hegel si configura come il più autentico dei filosofi del trascendentale, nella misura in cui il trascendentale non è più una forma pura a priori dell’intelletto (come in Kant) o la semplice identità dell’io con se stesso (come in Fichte), ma si riempie di contenuto, il quale altro non è che la storia. Il trascendentale non è più un concetto vuoto, ma si configura come quella determinata coscienza la cui essenza è l’insieme dei momenti della storia che costellano il percorso dalla certezza sensibile al sapere assoluto. Il trascendentale è quindi transcendantal historique: «questo “noi”, che abbiamo visto essere inizialmente la coscienza ideale di un soggetto che avrebbe realizzato la totalità dell’esperienza, finisce dunque per rivelarsi come soggetto trascendentale che costituisce tale esperienza, ma che non appare come tale se non in un’indagine fenomenologica» (p. 181).
La conclusione verso cui ci accompagna Foucault attraverso le sue argomentazioni è a mio avviso rivoluzionaria. Egli opera un evidente ribaltamento della prospettiva ermeneutica canonica della Fenomenologia dello spirito, opponendosi ai principali fautori del rinascimento hegeliano: attraverso la sua analisi, è arrivato a dimostrare che la giustificazione del sistema hegeliano non è più da cercare alla fine del processo come risultato, ma all’inizio dello stesso, come elemento trascendentale.

(4 maggio 2026)

Inserisci un commento