giovedì , 12 Febbraio 2026
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Discipline Filosofiche, XXXVII, 1, 2027: Le analisi fenomenologiche delle emozioni nelle loro implicazioni ontologiche e metafisiche, a cura di Giuliana Mancuso

Negli ultimi vent’anni la letteratura scientifica sulle emozioni è cresciuta moltissimo, e lo stesso è accaduto in filosofia. E a fronte delle assunzioni (spesso implicite) che guidano i programmi di ricerca scientifici, alla messe delle loro risultanze e alle ipotesi esplicative che su tali basi osservative e teoriche vengono avanzate, è inevitabile per i filosofi interrogarsi su quale sia lo specifico apporto della filosofia nella ricerca sulle emozioni, con l’intreccio di componenti fisiologiche, espressive, comportamentali, cognitive, valutative, normative e motivazionali che esse implicano e la rilevanza sociale che spetta loro. In altri termini, cosa ha da dire la filosofia sulle emozioni rispetto a ciò che su di esse già ci dicono le varie scienze naturali e sociali che se ne occupano?
Le risposte variano, naturalmente, a seconda delle concezioni che si possono avere della filosofia, ma c’è una particolare tradizione filosofica che sembra deputata a trattare di fenomeni come le emozioni nella loro caratteristica natura bifronte di esperienze soggettive “in prima persona” e insieme oggettive, ossia rivelatrici di aspetti del mondo: una duplicità strutturale che spesso, nelle riflessioni filosofiche sulle emozioni, è stata sacrificata a favore dell’uno o dell’altro aspetto. Questa tradizione è la fenomenologia, non genericamente intesa quale indagine empirica del “che cosa si prova nel sentire”, ma propriamente come studio della coscienza incarnata nel suo essere diretta agli altri soggetti come agli oggetti, agli stati di cose e agli eventi del mondo.
Rispetto alla filosofia contemporanea delle emozioni quale capitolo della filosofia della mente nel suo rapporto con le scienze cognitive, l’approccio fenomenologico vanta in effetti un primato anzitutto temporale: tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento le emozioni hanno acquisito centralità in filosofia grazie a quello che Husserl ha definito un metodo già esistente, del quale la fenomenologia trascendentale husserliana si concepisce come «una certa radicalizzazione» (HUA IX, 302). Si tratta della psicologia descrittiva o, appunto, fenomenologica, un progetto filosofico di ricerca sulla coscienza e i suoi vissuti parallelo e alternativo alla psicologia sperimentale di quell’epoca, che ebbe per principali protagonisti Brentano, Stumpf, Th. Lipps e dal quale partì Husserl stesso con le Ricerche logiche. Sotto l’influenza delle Ricerche husserliane, furono quindi gli allievi e i collaboratori di Lipps a Monaco e poi di Husserl a Gottinga a difendere l’idea di una peculiare intenzionalità affettiva irriducibile a quella di altri stati mentali quali credenze, giudizi o desideri, sviluppando nelle loro opere dettagliatissime analisi eidetiche di particolari classi di vissuti emotivi, dei loro contenuti e dei temi a essi collegati, analisi che nel caso forse più celebre – quello di Max Scheler – culminò in una complessa teoria filosofica delle funzioni e degli atti emotivi, così come dei loro oggetti, i valori.
Negli sviluppi successivi della filosofia fenomenologica il ruolo riconosciuto all’affettività restò centrale in Heidegger, Sartre, Merleau-Ponty, Levinas, Henry, come poi nella “nuova fenomenologia” di Hermann Schmitz – con la sua concezione delle emozioni come atmosfere spazialmente estese che trascendono la distinzione mente/corpo e quella tra individui psico-fisicamente separati –, nella “fenomenologia responsiva” di Waldenfels e, infine, nei numerosi studi degli ultimi anni al confine tra fenomenologia e scienze cognitive su classici temi fenomenologici quali l’intersoggettività, l’empatia, le forme emotive dell’intenzionalità collettiva. In un tale contesto, fa da nuovo catalizzatore dell’interesse la pubblicazione, nel 2020, delle Studien zur Struktur des Bewusstseins (HUA XLIII), contenenti le analisi svolte da Husserl tra 1909 e 1914 e poi nella prima metà degli anni Venti.
A fronte del quadro tratteggiato, Discipline Filosofiche intende dedicare un numero monografico alle analisi fenomenologiche delle emozioni del passato e del presente, invitando gli autori a inviare contributi sui seguenti temi:
1) lo specifico apporto delle analisi fenomenologiche nella ricerca filosofica sulle emozioni, in termini di metodo e di risultati attesi, e a fronte di ciò che le scienze più accreditate ci dicono delle emozioni;
2) tipologie delle emozioni e loro modi di datità;
3) le emozioni nel loro aspetto qualitativo di vissuti psichici e corporei;
4) le emozioni nel loro essere dirette a peculiari oggetti, e cioè i valori;
5) l’intenzionalità affettiva nel suo rapporto con altre forme di intenzionalità;
6) l’apprensione del valore [Wertnehmung] come atto distinto dalle emozioni;
7) le implicazioni ontologiche e metafisiche dell’ammissione di un tale atto apprensionale, sia sul versante della coscienza sia su quello dei valori come oggetti formali propri della coscienza affettiva;
8) le emozioni e l’identità personale o carattere;
9) il ruolo delle emozioni nella dimensione morale;
10) il ruolo delle emozioni nella dimensione sociale;
11) analisi di emozioni particolari e dei loro particolari oggetti.

Istruzioni per gli autori: I manoscritti non devono superare le 9.000 parole, inclusi l’abstract, la bibliografia e le note. Sono ammessi testi in lingua italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. I manoscritti devono essere inviati in formato doc o docx insieme a una versione in pdf come allegato di posta elettronica a Giuliana Mancuso (giuliana.mancuso@unibo.it). I contributi verranno inviati a due revisori indipendenti secondo la procedura del referaggio doppiamente cieco. I revisori possono richiedere all’Autore di modificare o migliorare i loro contributi per la pubblicazione. Si prega quindi di allegare sia una versione del contributo anonima intitolata “Manoscritto” sia una “Pagina Copertina” separata in cui siano indicati il nome completo degli Autori, il titolo accademico, l’Università (o l’Istituto) di appartenenza e i recapiti. Il Manoscritto deve contenere un abstract in inglese che non superi le 150 parole e 5 parole-chiave (keywords). Ogni proprietà del file che potrebbe identificare l’Autore deve essere rimossa per assicurare l’anonimato durante la procedura di referaggio. Di ogni testo verrà accusata ricevuta. Nella preparazione potrà essere adottato qualunque stile chiaro e coerente, ma in caso di pubblicazione l’autore dovrà inviare una versione finale che rispetti le norme redazionali della rivista (si vedano le norme redazionali alla pagina https://www.disciplinefilosofiche.it/norme-redazionali/). Inviando un manoscritto, l’autore sottintende che il testo non è stato pubblicato in precedenza in nessun’altra sede e che non è oggetto di considerazione da parte di alcun’altra rivista. In caso di pubblicazione, l’autore è tenuto a rinunciare ai diritti a favore dell’Università degli Studi di Bologna. Potrà richiedere alla Direzione della Rivista il diritto di ripubblicare l’articolo.

Scadenza per l’invio del manoscritto: 16 gennaio 2027
Notifica della decisione: 15 marzo 2027
Scadenza per l’invio della versione finale: 20 aprile 2027