mercoledì , 8 dicembre 2021
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Discipline Filosofiche XXX, 1, 2020: Realismo, pragmatismo, naturalismo. Le trasformazioni della fenomenologia in Nord America, a cura di Danilo Manca e Antonio M. Nunziante

XXX, 1, 2020: Realismo, pragmatismo, naturalismo. Le trasformazioni della fenomenologia in Nord America. A cura di Danilo Manca e Antonio M. Nunziante

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copertina-2016-1-fronteTra il 1902 e il 1903 giunsero a Göttingen per studiare con Husserl il canadese Winthrop Bell e lo statunitense William Ernest Hocking, entrambi allievi di Josiay Royce a Harvard. Tra il 1922 e il 1925 una seconda generazione di studiosi americani, composta da Marvin Farber, Dorion Cairns e Charles Hartshorne, raggiunge Husserl a Freiburg. Tornati in patria, Marvin Farber fondò nel 1939 l’International Phenomenological Society (IPS) e nel 1940 la rivista «Philosophy and Phenomenological Research». Dal 1950, Dorion Cairns raduna intorno alla New School for Social Research diversi studiosi di fenomenologia, fra cui spiccano Aron Gurwitsch e Alfred Schutz. Infine, nel 1962 John Wild fonda la Society for Phenomenology and Existential Philosophy (SPEP), ancora attiva.
Le vicende della fenomenologia in Nord America non raccontano la storia di un semplice travaso di contenuti da una parte all’altra dell’oceano. La sua ricezione non è stata inerte, ma è stata sottoposta a importanti trasformazioni, volte a conformare l’approccio fenomenologico agli scopi, alle strategie di ricerca, ai dibattiti e alle visioni del mondo che hanno caratterizzato la filosofia nordamericana dell’epoca. Ne sono scaturiti dibattiti accesi e al contempo illuminanti, sia all’interno dell’ambiente fenomenologico nordamericano sia tra i fenomenologi nordamericani e gli esponenti delle altre correnti filosofiche.
Il presente volume di «Discipline filosofiche» si propone d’indagare il processo di rielaborazione e risemantizzazione che la fenomenologia husserliana ha subito in Nord America, non solo nei suoi risvolti storico-filosofici ma soprattutto nei suoi esiti teoretici. La convinzione è che un approccio “intensionale” a questa storia possa fornire l’opportunità di delineare un nuovo canone interpretativo della fenomenologia di matrice husserliana, ma quest’approccio ha il limite forse di trascurare il problema rilevante dell’assimilazione di tale tradizione europea nel contesto nordamericano. In questo volume si è preferito quindi allentare la richiesta di definizione (per dirla à la Quine) ed esplorare con un approccio più pragmatico i diversi modi di tradurre e impiegare la parola “fenomenologia” in Nord America.
Siamo consapevoli che questo sentiero meriti di essere investigato in maniera ancora più approfondita, e tuttavia gli articoli che qui presentiamo offrono al riguardo alcuni risultati senz’altro significativi. In generale, si è giunti a mostrare come una variazione mondana del metodo fenomenologico giochi un importante ruolo nello sviluppo dei grandi movimenti che nel Ventesimo secolo hanno occupato la scena filosofica in Nord America: pragmatismo, realismo (nelle sue diverse stagioni), il naturalismo (con i suoi articolati dibattiti). Più nello specifico, è possibile sostenere che Marvin Farber si sia sempre considerato un filosofo americano che traeva ispirazione dal metodo fenomenologico di Husserl, ma con l’intento di sviluppare una personale posizione teoretica. In modo affine, anche gli esponenti per così dire più “ortodossi” della fenomenologia americana non hanno potuto evitare di confrontarsi in maniera diretta o indiretta con i maggiori rappresentanti del pragmatismo. Talvolta, ciò ha condotto le due prospettive a mescolarsi tra loro, com’è accaduto a Gurwitsch nel confrontarsi con William James, a Schutz con James, John Dewey e George Herbert Mead, per non menzionare il caso più articolato del paragone che Farber introduce fra Husserl e Dewey, al netto peraltro delle loro differenze. In altri casi fenomenologia e pragmatismo sono entrati in conflitto circoscrivendo i due lati della separazione filosofica tra filosofia analitica e continentale. È il caso ad esempio della discussione condotta da Cairns con un allievo di Dewey, Sidney Hook.
Inoltre, la storia della fenomenologia in Nord America non ci racconta qualcosa solo della penetrazione di una corrente filosofica in un’altra cultura, ma anche di come immigrati politici quali Schutz, Gurwitsch e Maximilian Beck trovarono in Nord America un terreno fertile per le loro interpretazioni dell’approccio fenomenologico ai temi della ragione e della vita. Da ultimo, in questo volume si evidenzia l’importanza di tale storia per comprendere meglio la prospettiva filosofica di Wilfrid Sellars in modo tale da poter considerare una nuova e più vicina integrazione tra fenomenologia e filosofia analitica.

Indice
(cliccando sul titolo si può leggere l’abstract)

Danilo Manca, Antonio M. Nunziante, Introduzione
Michela Beatrice Ferri, I volti e i luoghi della fenomenologia husserliana in Nord America. Un’analisi storiografica
Jason Bell, Seshu Iyengar, Pure and Applied Trope Theory. Towards an Analytic, Phenomenological, Pragmatic, and Process Philosophy
Massimo Cisternino, The Experience of Other Selves. Affinities and Differences between William Ernest Hocking and Edmund Husserl
Rodney K.B. Parker, A Pragmatist’s Impression of Phenomenology. Dewey’s Bulldog meets Husserl’s Terrier
Daniele De Santis, A Wrong Conception of Reason and the Solid Rock. The Debate that Never Was between Maximilian Beck and Dorion Cairns
Antonio M. Nunziante, Marvin Farber e il progetto di una naturalizzazione della fenomenologia
Danilo Manca, Analisi dell’esperienza e mondo della vita. La mondanizzazione della fenomenologia negli Stati Uniti
Antonio Di Chiro, Schutz, Mead e la fenomenologia all’ombra del pragmatismo
Felice Masi, Il contesto dell’epistemologia provabilistica di Alfred Schutz
Filippo Sanguettoli, «A sympathy laced with disagreement». Wilfrid Sellars e la fenomeno-logia
Dionysis Christias, Lifeworld Phenomenology and Science
Carl B. Sachs, Phenomenology vs the Myth of the Given. A Sellarsian Perspective on Husserl and Merleau-Ponty

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