sabato , 2 marzo 2024
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Discipline Filosofiche, XXXIV, 1, 2024: “La possibilità è la più pesante delle categorie”. Sulla lettura kierkegaardiana delle categorie modali, a cura di Ingrid Basso

Possibilità, realtà, necessità, contingenza sono categorie cruciali ricorrenti nella riflessione di Søren Kierkegaard, categorie fondative nella misura in cui alcune di esse (i.e. possibilità e necessità) rientrano nella definizione della costituzione del Sé come rapporto (cfr. La malattia per la morte, 1849). Le medesime categorie concorrono inoltre a delineare una riflessione sulla storicità (cfr. Intermezzo di Briciole di filosofia, 1844; Il concetto dell’angoscia, 1844; Poscritto conclusivo non scientifico a “Briciole di filosofia”, 1846) volta a evitare ogni forma di storicismo di marca hegeliana, al fine di preservare l’eccezionalità del Kairos rivelativo cristiano.
Ma Kierkegaard non si limita soltanto a utilizzare le categorie modali per costruire la sua peculiare visione di mondo – benché questo utilizzo di natura narrativa sia parte integrante dello stile comunicativo indiretto dello Scrittore –, egli tematizza anche esplicitamente e riconsidera la lunga riflessione filosofica sulle categorie della modalità a partire da Aristotele, attraversando medioevo e modernità (i.e. Spinoza, Leibniz, Kant, Hegel, Schelling), per giungere fino ai suoi contemporanei, tra i quali in primis Adolf Trendelenburg, il quale sembra giocare un ruolo decisivo quale base teorica per avvalorare una nuova forma di “realismo”, o perlomeno per correggere gli eccessi del “panlogismo” idealistico hegeliano (“Nessun filosofo moderno ha tanto influito su di me quanto Trendelenburg”, Notesbog NB:132, 1847).
L’analisi delle categorie sembra dunque essere anche in Kierkegaard una delle chiavi d’accesso alla comprensione della realtà a partire dall’esame di un essere che va risemantizzato a seguito della radicalizzazione hegeliana dell’idealismo nel senso della logica. Ma da un punto di vista metodologico, la fondamentale peculiarità della riflessione kierkegaardiana sta nel fatto che essa riconosce di dover iniziare da e passare attraverso la nozione di singolarità esistente. È per questo che il pensatore di Copenaghen rifiuta l’idea di un filosofare privo di presupposti, contrapponendo al pensare dialettico un pensare che egli definisce patetico e che rinvia alla differenza tra il movimento logico (immanente, quantitativo) e il movimento nella sfera della libertà (trascendente, qualitativo): “Così non è da intendere in senso logico, ma riguardo alla libertà storica quando Aristotele dice che il passaggio dalla possibilità alla realtà è una kinesis” (Il concetto dell’angoscia, 1844, SKS 4, 385).
Le stesse categorie modali vanno così infine ripensate in relazione alla realtà effettuale (Virkelighed / Wirklichkeit) dell’essere umano esistente, ma dovranno venire necessariamente riesaminate alla luce del legame essenziale con il negativo: laddove necessità e contingenza sono espressioni di negazione (necessario si definisce come “ciò che non può non esserci”; contingente è “ciò che c’è ma poteva non esserci”), realtà e possibilità sono espressioni di posizione nel reale, di evento nel mondo. Dunque, per Kierkegaard “la questione se sia prima il positivo o il negativo è di importanza straordinaria” (Il concetto dell’angoscia, SKS 4, 445), e “la filosofia danese, se si riuscirà un giorno a far parlare di essa, sarà diversa da quella tedesca in quanto non partirà dal nulla, né sarà senza postulati, e non spiegherà tutto a forza di mediazioni: comincerà invece con l’ammettere che vi sono molte cose fra Cielo e terra, che nessun filosofo ha saputo finora spiegare” (Journalen JJ:239, SKS 18, 217).
Anche positivo e negativo dovranno quindi essere esaminati in relazione alla categoria di possibilità, nella Stimmung esistenziale dell’angoscia e nel suo legame con la nozione rivelativa cristiana del peccato.
Il presente numero di Discipline Filosofiche è dedicato all’esplorazione del pensiero kierkegaardiano in relazione all’uso e alla riflessione sulle categorie modali e al peso che esse assumono nell’elaborazione di una prospettiva esistenziale edificata su una struttura ontologica peculiare.

È incoraggiata la presentazione di articoli che trattino le seguenti tematiche:
1) l’espressione esistenziale delle categorie modali nell’opera narrativo-letteraria di Kierkegaard;
2) l’elaborazione di un’“epistemologia” kierkegaardiana;
3) la posizione kierkegaardiana in seno al dibattito storico e filosofico sulle categorie fino a oggi;
4) storia, coscienza storica, narrazione della storia in Kierkegaard;
5) il positivo, il negativo e la riflessione a partire dalle critiche all’idealismo;
6) la relazione tra il pensiero filosofico e il contenuto della Rivelazione cristiana;
7) la costituzione del Sé e la singolarità.

Istruzioni per gli autori: I manoscritti non devono superare le 9.000 parole, inclusi l’abstract, la bibliografia e le note. Sono ammessi testi in lingua italiana, inglese, francese, tedesca e spagnola. I manoscritti devono essere inviati in formato doc o docx insieme a una versione in pdf come allegato di posta elettronica a Ingrid Basso (ingrid.basso@unicatt.it). I contributi verranno inviati a due revisori indipendenti secondo la procedura del referaggio doppiamente cieco. I revisori possono richiedere all’Autore di modificare o migliorare i loro contributi per la pubblicazione. Si prega quindi di allegare sia una versione del contributo anonima intitolata “Manoscritto” sia una “Pagina Copertina” separata in cui siano indicati il nome completo degli Autori, il titolo accademico, l’Università (o l’Istituto) di appartenenza e i recapiti. Il Manoscritto deve contenere un abstract in inglese che non superi le 150 parole e 5 parole-chiave (keywords). Ogni proprietà del file che potrebbe identificare l’Autore deve essere rimossa per assicurare l’anonimato durante la procedura di referaggio. Di ogni testo verrà accusata ricevuta. Nella preparazione potrà essere adottato qualunque stile chiaro e coerente, ma in caso di pubblicazione l’autore dovrà inviare una versione finale che rispetti le norme redazionali della rivista (si vedano le norme redazionali alla pagina https://www.disciplinefilosofiche.it/norme-redazionali/). Inviando un manoscritto, l’autore sottintende che il testo non è stato pubblicato in precedenza in nessun’altra sede e che non è oggetto di considerazione da parte di alcun’altra rivista. In caso di pubblicazione, l’autore è tenuto a rinunciare ai diritti a favore dell’Università degli Studi di Bologna. Potrà richiedere alla Direzione della Rivista il diritto di ripubblicare l’articolo.

Scadenza per l’invio del manoscritto: 15 gennaio 2024
Notifica della decisione: 29 febbraio 2024
Scadenza per l’invio della versione finale: 15 aprile 2024

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