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Discipline Filosofiche XXX, 2, 2020: Il rinnovamento dell’ermeneutica. Con e oltre Paul Ricœur, a cura di Johann Michel e Carla Canullo

XXX, 2, 2020: Il rinnovamento dell’ermeneutica. Con e oltre Paul Ricœur. A cura di Johann Michel e Carla Canullo

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copertina-2016-1-fronteIl titolo di un libro che Jean Greisch ha pubblicato nel 1985, L’âge herméneutique de la raison, definisce adeguatamente il contesto culturale in cui l’opera di Paul Ricœur si è sviluppata. In un’epoca in cui l’ermeneutica assumeva per lo più i tratti ontologici che gli erano stati assegnati da Heidegger, egli ha tracciato un percorso ermeneutico che definiva «via lunga» perché, dopo esser partito dall’ermeneutica dei simboli, ha attraversato il dialogo con le scienze umane, con la storia, con la letteratura. Le numerose tematiche che il filosofo francese ha affrontato nel corso della sua traiettoria intellettuale (epistemologia, ontologia, politica, etica, memoria, giustizia…) e che costituiscono i diversi jalons della via lunga da lui inaugurata, ci autorizzano oggi a intendere la sua opera come un “cantiere aperto”, tratto che attesta la fecondità dell’opera ricœuriana. I saggi pubblicati in questo volume di «Discipline filosofiche», ponendo al centro la questione del «rinnovamento dell’ermeneutica con e oltre Paul Ricœur», intendono collocarsi in questo cantiere. Essi lo fanno sia tornando su questioni che Ricœur ha posto sia esplorando campi che tradizionalmente non appartengono all’ambito dell’ermeneutica e che Ricœur non ha o non ha potuto affrontare perché non appartenevano al suo tempo. Si tratta tuttavia di campi che certamente non avrebbe considerato estranei all’Uomo, verso i quali avrebbe orientato la sua «via lunga» e che la sua ermeneutica permette oggi di interpretare e comprendere proseguendo così il rinnovamento dell’ermeneutica che ha messo in atto.
Tale rinnovamento non si presenta soltanto come il rifiuto ricœuriano del “rovesciamento ontologico” operato da Heidegger e dai suoi discepoli che hanno fatto del comprendere più un modo d’essere e meno la via per la conoscenza che seguono anche le scienze – in special modo quelle dette “umane”. Un rifiuto che si motivava per il fatto che la via troppo corta dell’ermeneutica ontologica non avrebbe permesso di dare adeguatamente conto delle questioni epistemologiche e metodologiche che le scienze pongono. Accogliendo e non rifiutando tali questioni, Ricœur ha rinnovato l’ermeneutica facendone un’ermeneutica dei simboli, dei testi, dell’azione, di sé, dell’uomo e delle sue “capacità”. Questioni che oggi possono essere proseguite aprendo altri cantieri di ricerca e dunque interrogando il “chi” dell’interprete o la ripresa dell’ermeneutica come via critica, come via dell’innovazione semantica, come via che intercetta e mette a tema il motivo del “sospetto” e il tragico, o anche come via che indaga la vulnerabilità dell’altro, i diritti umani e le relazioni interumane. Sono questi i campi in cui l’ermeneutica si è rinnovata con Ricœur e che questo filosofo aveva accolto, mosso dalla sollecitudine per il dialogo incessante con il proprio tempo.
Oggi la realtà sollecita riflessioni diverse da quelle affrontate da Ricœur e mette di fronte all’emergere di campi “altri” da quelli conosciuti dal filosofo francese. È il caso della Digital Turn che distingue questo tempo e che ha da essere anch’essa compresa in riferimento al ruolo e valore che possiede nel nostro contesto culturale. Un ruolo e valore che danno da pensare il “chi” e l’identità come Identità Online che si riconfigura come “profilo” nei social media. Né va ignorato il ruolo che stanno assumendo oggi le questioni riguardanti il modo in cui l’ambiente è abitato e trasformato. Anche queste nuove emergenze della realtà rinnovano l’ermeneutica facendone una via che re-interpreta lo spazio abitato e l’architettura che lo costruisce, fino a estendere quello che Ricœur chiamava «arco del testo»: dal testo stesso all’azione e da questa al paesaggio inteso come quel testo che la geografia interpreta e che apre a un’ermeneutica dell’ambiente che sia all’altezza delle sfide che esso sta lanciando.
Sebbene dunque le sfide di Ricœur non fossero quelle che stiamo oggi affrontando, il cantiere aperto che la «via lunga» ha rappresentato e rappresenta si mostra capace di interpretare anche il nostro tempo rinnovando l’ermeneutica oltre quella che il filosofo francese ha praticato. Rinnovandola per spiegare di più la realtà, per interpretarne le pieghe al fine di comprenderla meglio.

Indice
(cliccando sul titolo si può leggere l’abstract)

Johann Michel, Carla Canullo, Avant-propos. Le renouvellement de l’herméneutique ou la continuation de la «voie longue»
Paul Ricœur, Concetto e simbolo (a cura di Carla Canullo)
Johann Michel, Qui interprète?
Vinicio Busacchi, La via dell’ermeneutica critica
Jean-François Houle, L’Innovation sémantique comme pré-interprétation ou la fonction herméneutique de l’imagination chez Paul Ricœur
Annalisa Caputo, Il Nietzsche di Ricœur e l’eredità ermeneutica del “sospetto”
Marco Casucci, Tra filosofia e non-filosofia: i ‘luoghi’ del tragico nell’ermeneutica ricœuriana
Sebastiano Galanti Grollo, Per un’ermeneutica dell’alterità: Ricœur e la vulnerabilità dell’altro
Alessandro Colleoni, Droits de l’homme et expérience de la vulnérabilité: une «humanité» à soigner?
Renato Boccali, Essere-in-relazione. Ermeneutica dell’agire e poetica del voler vivere insieme in Paul Ricœur
Luca Possati, The Rise of the Code and the Hermeneutics of Technology. A Ricoeurian Perspective on Software
Alberto Romele, Digital Hermeneutics as Hermeneutics of the Self
Chiara Pavan, Come ci raccontiamo oggi? Rappresentazione e vita nella nostra identità online
Francesca D’Alessandris, Progettare l’altrove. Considerazioni sul ruolo dell’ermeneutica per un’architettura utopica
Paolo Furia, Landscape as a Text: Ricoeur and the Human Geography
Maria Cristina Clorinda Vendra, Interpreting the Natural Environment. Paul Ricoeur’s Directions for an Eco-Hermeneutic Phenomenology

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