{"id":4123,"date":"2016-10-25T10:20:56","date_gmt":"2016-10-25T08:20:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/?p=4123"},"modified":"2016-12-17T12:34:44","modified_gmt":"2016-12-17T11:34:44","slug":"46-recensione-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/recensioni\/46-recensione-a\/","title":{"rendered":"46. Review of: Enzo Melandri, I generi letterari e la loro origine, Quodlibet, Macerata 2014, pp. 104. (Anna Di Somma)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align:justify\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" style=\"float:right;width:225px;height:294px\" src=\"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/enzo-melandri-generi.jpg\" \/>Il breve testo di Enzo Melandri,<em> I generi letterari e la loro origine<\/em>, edito da Quodlibet nel 2014 con la prefazione di Giorgio Agamben <em>Al di l\u00e0 dei generi letterari<\/em> (pp. 9-14), \u00e8 pubblicato per la prima volta nel 1980 in \u201cLingua e stile\u201d (XV, 1980, 3, pp. 391-431) dodici anni dopo il capolavoro <em>La linea e il circolo<\/em> (1968) in cui prosegue l\u2019interesse per l\u2019<em>analogia<\/em> sorto gi\u00e0 in <em>Logica ed esperienza in Husserl<\/em>, e in <em>Alcune note in margine all\u2019<\/em>Organon<em> aristotelico<\/em>. I temi presenti nell\u2019<em>opus<\/em> del 1968, quelli della critica della logica formale e del convenzionalismo neopositivista avviata in <em>Logica ed esperienza<\/em> e presente negli ultimi lavori di Melandri \u2013 dalle lezioni raccolte in <em>Contro il simbolico<\/em> (1989) a <em>Le <\/em>Ricerche logiche<em> di Husserl. Introduzione e commento alla <\/em>Prima Ricerca (1990) \u2013 contribuiscono a mettere in risalto la volont\u00e0 di un superamento fenomenologico, pre-teoretico, ante-predicativo, estetico della logica e <em>delle logiche<\/em>. Come \u00e8\u00a0noto, a\u00a0un certo punto del cammino di pensiero melandriano si prospetta un\u2019aporia: il sentiero diviene interrotto, senza vie d\u2019uscita. La scoperta del <em>chiasma ontologico<\/em> genera un solco profondo tra la <em>logica <\/em>ed <em>esperienza <\/em>che nemmeno l\u2019analogia riesce a superare. Considerando il percorso esistenziale e accademico di Melandri appaiono decisivi gli anni di Kiel per la maturazione intellettuale del filosofo che ha la possibilit\u00e0 non solo di confrontarsi con la scena filosofica internazionale, ma anche di incontrare Paul Lorenzen, uno dei padri della <em>logica operativa<\/em>, che insegna a Kiel dal 1956 al 1962 e di cui Melandri segue i corsi. Per Melandri ogni <em>logica <\/em>rinvia a una determinata <em>semantica <\/em>e, quindi, rispecchia una certa visione ontologica. Dall\u2019isomorfismo aristotelico tra pensiero e realt\u00e0 derivano i due perni concettuali della semantica classica: la preminenza della <em>denominazione<\/em>, della denotazione ostensiva; la nozione di <em>nesso causale<\/em>, per cui c\u2019\u00e8 una concezione ontologica dalle solide fondamenta nel linguaggio ordinario. La concezione filosofica di Melandri mira a ripensare il <em>fondo analogico dell\u2019esperienza<\/em> che non pu\u00f2 essere formalizzato o ricondotto a strutture semantiche o concettuali. Pertanto c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di un\u2019indagine <em>archeologica <\/em>che sia capace, al di l\u00e0 di una ricostruzione storica, di superare il concetto e tematizzare l\u2019analogia. All\u2019interno di questa prospettiva si muove <em>I generi letterari e la loro origine<\/em> che argomenta l\u2019ipotesi di \u201cun\u2019archeologia dell\u2019uomo moderno\u201d, per usare un\u2019espressione melandriana di <em>Per una filosofia della metafora<\/em> (E. Melandri, <em>Per una filosofia della metafora<\/em>, pp. 157-163, <em>Postfazione <\/em>a H. Blumenberg, <em>Paradigmi per una metaforologia<\/em>, Raffaello Cortina, Milano 2009 p. 163). Lo sfondo concettuale de <em>I generi letterari<\/em> \u00e8 quello dell\u2019attacco al formalismo logico che spinge Melandri a discutere circa il divario radicale tra semantica del nome e semantica del contesto. La questione dei rapporti tra logica ed esperienza diventa allora quello del <em>punto di contatto<\/em> tra questi estremi. Ma a quale livello dobbiamo affrontare il problema? In linea con l\u2019insegnamento di Lorenzen, unito a quello di Husserl, per venire a capo della questione per il filosofo vanno posti sul tavolo della discussione gli <em>schemi operativi<\/em> e l\u2019idea della <em>vita<\/em>. Se in <em>La linea e il circolo<\/em> \u00e8 l\u2019analogia a porsi come <em>prassi <\/em>non concettualizzabile, indefinibile, come radice <em>pratica <\/em>della nostra capacit\u00e0 di <em>abitare <\/em>il mondo, in <em>I generi letterari<\/em> in primo piano emerge il concetto di <em>mimesi<\/em> <em>come atto operativo<\/em> che delucida, attraverso i prodotti storico-culturali, il senso che \u201cha per l\u2019uomo sentire, capire e operare all\u2019interno di questa tensione imitativa\u201d (p. 65). Ma veniamo al testo. L\u2019argomento centrale, quello dei generi letterari e della loro origine, \u00e8 affrontato da un angolo prospettico che travalica il ristretto ambito storico-letterario e sposta l\u2019attenzione verso il nesso <em>mondo-linguaggio<\/em> e verso l\u2019idea di un\u2019antropologia mimetica in cui la <em>m\u00ecmesis <\/em>\u00e8 considerata come <em>espressione<\/em>. Melandri ha infatti in mente una <em>mimesi cinetica e dinamica<\/em> (p. 59) che oltre ad innervare il mondo poetico e letterario va a costituire la condizione trascendentale del linguaggio stesso e dell\u2019esperienza umana che \u00e8 innanzitutto esperienza <em>linguistica<\/em>. Come sottolinea Agamben (p. 9), <em>I generi letterari e la loro origine<\/em> testimoniano lo <em>stile <\/em>inconfondibile di Melandri, estremamente variegato e digressivo, in cui l\u2019ampiezza sterminata dei riferimenti e il rinvio a una sorprendente molteplicit\u00e0 di discipline concorrono ad accentuare un effetto vertiginoso nel lettore che si trova a <em>ricevere <\/em>un testo che possiamo definire un <em>classico <\/em>autentico nel senso in cui l\u2019intendeva l\u2019amico di Melandri, Italo Calvino, quando diceva che \u201cd\u2019un classico ogni rilettura \u00e8 una lettura di scoperta come la prima. D\u2019un classico ogni prima lettura \u00e8 in realt\u00e0 una rilettura\u201d (I. Calvino, <em>Perch\u00e9 leggere i classici<\/em>, Mondadori, Milano 2002, p. 7). E leggendo <em>I generi letterari e la loro origine<\/em> \u00e8 proprio questa la circostanza ermeneutica in cui si trova l\u2019interprete. Certo sarebbero molti i pregi da elencare di questo breve testo \u2013 dalla lettura di Aristotele e Platone all\u2019analisi dell\u2019estetica di Croce, passando per l\u2019interpretazione originale di Vico, Humboldt, Weber \u2013 ma ci limiteremo in questa sede a focalizzare l\u2019attenzione su <em>due <\/em>questioni fondamentali \u2013 mimesi espressiva e antropologia mimetica \u2013 e correlate indissolubilmente, non foss\u2019altro perch\u00e9 sulla base di queste si comprendono le letture teoretiche e storiografiche che compongono il mosaico del testo melandriano. Come ricorda Agamben (p. 10) si perderebbe la possibilit\u00e0 di sciogliere il \u201cpiccolo enigma\u201d del testo se si cercasse in esso una riproposizione <em>tout court<\/em> della <em>vexata<\/em> <em>quaestio <\/em>dei generi letterari: ci\u00f2 che fa problema \u00e8 la loro <em>origine <\/em>pi\u00f9 che la loro <em>molteplicit\u00e0 <\/em>di fatto. Alla domanda \u201cquanti e quali generi letterari vi sono?\u201d va sostituita la domanda \u201c<em>perch\u00e9 <\/em>ci sono dei generi letterari?\u201d. Riconosciuto il <em>fatto <\/em>della molteplicit\u00e0 dei generi occorre poi ricercare l\u2019<em>arch\u00e9<\/em> di tale molteplicit\u00e0, e Melandri lo fa tramite un domandare che va dalla <em>dottrina delle idee<\/em> di Platone all\u2019estetica crociana, passando per l\u2019antropologia di Vico e la teoria della <em>innere Sprachform<\/em> humboldtiana, per il <em>Genesi <\/em>e il <em>Libro di Giobbe<\/em>, per l\u2019elettrodinamica di Hertz terminando con il tema del tipico-ideale di matrice weberiana. Del resto il filosofo esplicitamente riconosce questo ampliamento tematico dell\u2019argomento dei generi quando afferma che \u201cqui non c\u2019interessa pi\u00f9 la questione della derivazione dei generi, bens\u00ec il problema stesso della <em>m\u00ecmesis <\/em>e cio\u00e8 della sua presunzione di oggettivit\u00e0, o meglio di realismo\u201d (p. 61). Attraverso un\u2019originale rilettura di Platone, Vico, Benjamin, Melandri sostituisce alla dimensione classificatoria e ricostruttiva dei generi letterari un\u2019indagine teoretica circa il legame <em>logos<\/em>-mondo, concentrandosi sul tema della <em>m\u00ecmesis <\/em>che, oltre a caratterizzare la poesia e le arti, costituisce la nota distintiva della nuova teoria della conoscenza che da Aristotele in poi si struttura come \u201cisomorfismo\u201d, fondato sulla corrispondenza fra le parole, le cose e i concetti. Secondo Melandri con lo Stagirita assistiamo ad un fatto nuovo: in virt\u00f9 di una teoria strutturale in cui conta unicamente la \u201ccorrispondenza tra i campi\u201d (pp. 36-37), al linguaggio, come facolt\u00e0 mimetica, viene sovrapposto un paradigma logico-conoscitivo che se da un lato rende possibile l\u2019<em>episteme<\/em>, dall\u2019altro consegna l\u2019uomo ad un\u2019aporia ineludibile, definita in <em>La linea e il circolo<\/em> come <em>chiasma ontologico<\/em>. Siamo di fronte alla rimodulazione del tema della relazione tra <em>parole <\/em>e <em>cose <\/em>che nell\u2019opera del 1968 si configura come frattura tra la <em>semantica nominale<\/em> e <em>semantica proposizionale<\/em> e nel saggio del 1980 come separazione tra ordine dell\u2019<em>esprimere<\/em> e ordine del <em>dire<\/em>. L\u2019origine dell\u2019aporia risiede nell\u2019<em>eterogeneit\u00e0<\/em> radicale tra la dimensione mimetica e la dimensione logico-conoscitiva del linguaggio che consegna l\u2019uomo all\u2019impossibilit\u00e0 di venire a capo del linguaggio in cui <em>accade <\/em>il suo rapporto con il mondo circostante. Il <em>logos <\/em>quale <em>evento <\/em>di tale rapporto pu\u00f2 <em>dire <\/em>il mondo ma non pu\u00f2 gettare luce sul suo <em>rapporto <\/em>con il mondo. Punto di partenza del discorso melandriano \u00e8 l\u2019analisi della critica crociana ai generi letterari, frettolosamente liquidata per portare il discorso al di l\u00e0 dei confini di un\u2019estetica, al di l\u00e0 dei generi letterari, e verso i territori impervi della filosofia del linguaggio, con un confronto con la teoria hegeliana della <em>morte dell\u2019arte<\/em> e con la <em>dottrina platonica delle idee<\/em>. Secondo Melandri \u201cun momento sensibile nell\u2019origine dei generi \u00e8 offerto da Platone nella <em>Repubblica<\/em>\u201d (p. 30) in cui la focalizzazione sui tre generi letterari del <em>ditirambo<\/em>, del <em>dramma <\/em>e dell\u2019<em>epica<\/em> \u2013 tripartizione seguita fedelmente da Aristotele \u2013 pone in luce una questione che va ben oltre lo <em>status <\/em><em>letterario <\/em>dei generi: \u00e8 in gioco il nesso <em>mimesis-metexis-<\/em><em>ortoepia<\/em>. La mimesis in quanto imitazione, <em>techne <\/em>umana di riproduzione del reale che lo trascende, si fonda sulla <em>metessi<\/em>, cio\u00e8 sulla <em>partecipazione <\/em>umana a quel reale, a quell\u2019<em>on<\/em> passibile di \u201cpronuncia, dizione o significazione corretta\u201d (p. 36) che \u00e8 l\u2019<em>ortoepia<\/em>, ossia l\u2019antica filosofia del linguaggio ruotante intorno al problema \u201cse gli <em>\u00e9pea<\/em>, le parole, si dovessero considerare significative per natura, \u03c6\u03cd\u03c3\u03b5\u03b9, oppure per convenzione, \u03bd\u1f79\u03bc\u1ff3\u201d (p. 35). L\u2019indagine melandriana sosta presso le filosofie platonica e aristotelica per porre in luce quanto l\u2019isomorfismo gnoseologico, la teoria corrispondentistica tra linguaggio, anima e mondo, che su quella <em>ortoepia <\/em>trovava fondamento teorico, lasci irrisolta la dicotomia tra l\u2019ordine dell\u2019esprimere e l\u2019ordine del dire. La sostanziale ambiguit\u00e0 persistente in quella dicotomia secondo Melandri indurrebbe Aristotele nella <em>Poetica <\/em>a riservare alla <em>poesia <\/em>un primato interpretativo rispetto alla <em>storia <\/em>(Aristotele, <em>Poetica<\/em>, 1451 b 5-7), preminenza che si diffonde nel corso della <em>storia delle idee<\/em> nelle teorie di Vico e Humboldt a cui Melandri dedica riflessioni acute nelle pagine centrali del testo. A partire dal quarto paragrafo si gettano le basi argomentative per introdurre quel tema poi del tutto dispiegato nel quinto: quello dell\u2019antropologia mimetica, dove per mimesi va intesa l\u2019espressione dinamica del proprio vissuto attraverso la tensione imitativa. Per Melandri in tale direzione vanno sia il tema humboldtiano della <em>innere Sprachform<\/em>, della \u201cforma linguistica interna\u201d, sia quello vichiano della \u201c<em>storia ideal eterna<\/em>\u201d. L\u2019accostamento Vico-Humboldt svela quell\u2019idea di antropologia mimetico-cinetica (p. 59) che si costruisce attorno ad un duplice oltrepassamento: quello del retaggio kantiano e neokantiano a cui la filosofia del linguaggio humboldtiana \u00e8 stata annessa, e quello della prospettiva storicistica a cui la filosofia vichiana \u00e8 stata ricondotta dalla storiografia. L\u2019esito coerente della riflessione sulla la <em>m\u00ecmesis<\/em>, intrecciato a quello della <em>dottrina delle idee<\/em>, \u00e8 la discussione sulla <em>Bildertheorie <\/em>accennata da Heidegger in <em>Kant e il problema della metafisica<\/em> ma compiutamente chiarificata secondo Melandri da Hertz nella sua introduzione \u201ccos\u00ec anticipatrice e chiaroveggente ai <em>Prinzipien der Mechanik<\/em>\u201d (p. 70), considerata come la fonte ispiratrice di Wittgenstein. L\u2019immagine per Melandri non \u00e8 una copia del reale, n\u00e9 isomorfa con esso ma piuttosto <em>automorfa <\/em>e \u201ctuttavia la sua forma non \u00e8 da ultimo tautologica, non \u00e8 la semplice riproposizione di uno stesso sotto altre forme; giacch\u00e9 il <em>Bild <\/em>\u00e8 mimetico proprio nel senso cui si \u00e8 accennato\u201d (p. 77). Il modello \u00e8 per Melandri l\u2019anello di congiunzione tra logica e realt\u00e0 ma non di confusione dei due termini che restano reciprocamente aliorelativi. Il presupposto della <em>Bildertheorie <\/em>\u00e8 una filosofia del linguaggio che esprime \u2013 attraverso la parola, la rappresentazione, il simbolo \u2013 il mondo ma \u00e8 incapace di dire \u201cil rapporto sussistente tra l\u2019espressione stessa e il mondo al di l\u00e0 di essa\u201d (p. 78). <em>I generi letterari e la loro origine<\/em> offre l\u2019occasione di percorrere i \u201csentieri di nidi di ragno\u201d del pensiero melandriano e di saggiare un\u2019acuta indagine sulla relazione tra <em>uomo <\/em>e <em>mondo <\/em>mediata dal linguaggio. Alla fine del percorso constatiamo che tale relazione resta <em>indicibile <\/em>in maniera univoca ma <em>si d\u00e0<\/em> e <em>accade <\/em>nel mondo della vita <em>esprimendosi <\/em>attraverso i generi letterari che recano testimonianza \u2013 tragica, comica, epica \u2013 della nostra esistenza essendo il sigillo che l\u2019esperienza dei propri limiti segna sul linguaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il breve testo di Enzo Melandri, I generi letterari e la loro origine, edito da Quodlibet nel 2014 con la prefazione di Giorgio Agamben Al di l\u00e0 dei generi letterari (pp. 9-14), \u00e8 pubblicato per la prima volta nel 1980 in \u201cLingua e stile\u201d (XV, 1980, 3, pp. 391-431) dodici anni dopo il capolavoro La &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-4123","post","type-post","status-publish","format-standard","","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4123","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4123"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4123\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4245,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4123\/revisions\/4245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4123"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4123"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}