{"id":4081,"date":"2016-10-24T12:01:17","date_gmt":"2016-10-24T10:01:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/?p=4081"},"modified":"2024-02-10T23:48:26","modified_gmt":"2024-02-10T22:48:26","slug":"45-recensione-di-thomas-ligotti-la-cospirazione-contro-la-razza-umana-trad-it-di-luca-fusari-il-saggiatore-milano-2016-pp-214-alberto-g-biuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/recensioni\/45-recensione-di-thomas-ligotti-la-cospirazione-contro-la-razza-umana-trad-it-di-luca-fusari-il-saggiatore-milano-2016-pp-214-alberto-g-biuso\/","title":{"rendered":"45. Review of: Thomas Ligotti, La cospirazione contro la razza umana, trad. it. di Luca Fusari, Il Saggiatore, Milano 2016, pp. 214. (Alberto G. Biuso)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align:justify; text-autospace:ideograph-numeric\"><span style=\"color:black\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/la-cospirazione-contro-la-razza-umana.jpg\" style=\"float:right;width:205px;height:291px\" \/>Thomas Ligotti non \u00e8 un filosofo. \u00c8 un narratore dell\u2019orrore soprannaturale. Sulla linea tracciata da Edgar A. Poe e H.P. Lovercraft, i suoi racconti fanno vedere e sentire l\u2019assurdit\u00e0 che dimora nel quotidiano come la linfa dentro una foglia. Questo libro per\u00f2 non \u00e8 un racconto, non \u00e8 un romanzo, \u00e8 una estrema meditazione sul fatto che \u2013 contrariamente a quanto hanno pensato, pensano, penseranno miliardi di nostri simili \u2013 la vita umana non \u00e8 una buona cosa. E non lo \u00e8 non solo e non tanto per il destino di morte che ci accomuna ad ogni altra cosa viva. Lo \u00e8 perch\u00e9\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">noi lo sappiamo<\/span><\/i><span style=\"color:black\">. Sappiamo di essere vivi e che arriver\u00e0 il momento in cui non lo saremo pi\u00f9. La tragedia, la vera tragedia, sarebbe dunque\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">la coscienza<\/span><\/i><span style=\"color:black\">. Ma non basta. Si tratta infatti di una coscienza\/inganno, la quale ci d\u00e0 la sensazione di pensare, di prendere delle decisioni, di agire allo scopo di realizzare le decisioni prese e conseguire gli obiettivi stabiliti, di avere la forza e l\u2019autonomia necessarie a raggiungere il piacere o la gioia o la soddisfazione o la felicit\u00e0 e di evitare il danno, il dolore, la sofferenza.<\/span><br \/><span style=\"color:black\">La tesi di Ligotti \u00e8 che sta qui esattamente l\u2019errore. Il sospetto, ben pi\u00f9 che un sospetto, che aleggia lungo tutto il libro e che lo attraversa \u00e8 che noi in realt\u00e0 siamo delle\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">marionette<\/span><\/i><span style=\"color:black\">. Affermazione che \u00e8 da intendere alla lettera e non come una metafora. \u00abQuelle marionette, marionette\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">umane<\/span><\/i><span style=\"color:black\">, siamo noi\u00bb (p. 191). Naturalmente non abbiamo l\u2019impressione o la sensazione di essere delle marionette. E ci\u00f2 precisamente per il fatto che le marionette umane sono \u00abassorte nella coscienza che desta in loro la ferma impressione di essere prescelte tra tutti gli oggetti creati\u00bb (17).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Esperienza, letteratura, filosofia, convergono qui non nel\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">dimostrare<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> che siamo oggetti mossi da forze potentissime e invincibili \u2013 dimostrazione impossibile e per quasi tutti inaccettabile \u2013 ma nel\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">mostrare<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> che cos\u00ec stanno le cose.<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Si pu\u00f2 partire da ci\u00f2 che sappiamo. Che non \u00e8 molto ma \u00e8 fondamentale. \u00abSappiamo di essere vivi e sappiamo che moriremo. Sappiamo anche che soffriremo durante la vita, prima della sofferenza \u2013lenta o veloce \u2013 che ci condurr\u00e0 alla morte\u00bb (27). Questo sa anche l\u2019ispiratore di tutta la meditazione di Ligotti, alla cui memoria il libro \u00e8 dedicato, Peter Wessel Zappfe, un letterato e filosofo norvegese vissuto tra il 1899 e il 1990, autore di un libro negletto e radicale,\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">L\u2019ultimo messia<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> (1933).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Zappfe non si propone di rispondere a una delle fondamentali domande metafisiche: \u2019Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcosa piuttosto che il nulla?\u2019; il suo obiettivo \u00e8 piuttosto mostrare che il qualcosa che c\u2019\u00e8 \u00e8 male, un male assoluto, totale, irredimibile. Nonostante la sua evidente struttura filosofica, si tratta di una posizione che va oltre la filosofia e si muove tra le spranghe della necessit\u00e0, la potenza delle passioni, le finzioni della politica e della psiche, la complicit\u00e0 determinante delle religioni.<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Necessit\u00e0 perch\u00e9 \u2013 come sanno bene Spinoza, Schopenhauer, Michelstaedter e molti altri \u2013 ciascuno di noi e tutti noi insieme, siamo \u00abil prodotto di un\u2019indeterminabile serie di eventi e condizioni che risultano nella possibilit\u00e0, per noi, di fare una sola scelta piuttosto che un certo numero di scelte, perch\u00e9 fattori al di l\u00e0 del nostro controllo hanno gi\u00e0 badato a chi siamo come individui e a quali scelte, infine, faremo\u00bb (85-86).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Passioni perch\u00e9 \u00abla ragione non \u00e8 altro che il megafono dell\u2019emozione\u00bb (102) e \u00absenza lo sferragliante e inarrestabile macchinario delle emozioni tutto andrebbe in stallo. Non ci sarebbe nulla da fare, nessun luogo dove andare, niente da essere, nessuno da conoscere\u00bb (103).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Finzioni politiche e psichiche perch\u00e9 \u00abchi occupa i centri direzionali della Terra sa che sulla gente comune vanno soffiati fortissimi venti di discorsi felici, la gente va rassicurata che va sempre tutto bene, o che se non va bene lo andr\u00e0\u00bb (147) e anche se \u00ablo sanno tutti che noi siamo i morti del futuro\u00bb e che di fatto cominciamo a morire sin dal primo respiro, la forza dell\u2019inganno e del bisogno \u00e8 tale che \u00abfintanto che riusciamo a camminare, strisciare o starcene in un letto intubati, possiamo continuare a dire che essere vivi va bene\u00bb (188).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Religioni \u2013 soprattutto i monoteismi, in quanto \u00ab<\/span><i><span style=\"color:black\">il buddhismo \u00e8 pessimismo<\/span><\/i><span style=\"color:black\">\u00bb (114) \u2013 perch\u00e9 la pi\u00f9 parte dell\u2019umanit\u00e0 \u00abpreferisce chiedere la salvezza ai vecchi e rispettabili sistemi di credenze, con le loro derivazioni settarie. E allora crede nella divinit\u00e0 del Vecchio Testamento, un bacucco incontinente che ha insozzato se stesso e l\u2019universo con la propria corruzione, un surrogato economico di divinit\u00e0 che si fa passare per l\u2019originale (domandate agli gnostici). Crede in Ges\u00f9 Cristo, una nullit\u00e0 storica cucita insieme, come il mostro di Frankestein, con i pezzi rubati alle tombe di messia morti e sepolti: un pupazzetto salvatore. Crede in Allah, magnaccia di vergini, e nel suo maggiordomo Maometto, profeta ritardatario pioniere di un\u2019impostura all\u2019ultimo grido in un mercato emergente di credenti che i prodotti religiosi sulla piazza non rifornivano adeguatamente. Crede in qualsiasi cosa comprovi la sua importanza come persone, trib\u00f9, comunit\u00e0, e in particolar modo come specie\u00bb (113).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">In generale, la teodicea, il tentativo di conciliare l\u2019esistenza di un Dio buono e onnipotente con la realt\u00e0 di un mondo malvagio e doloroso, \u00ab\u00e8 un problema che il credente, con o senza logica, non pu\u00f2 risolvere. E chi lo crede un problema davvero risolvibile creder\u00e0 a qualsiasi cosa gli si racconti\u00bb (203).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Schopenhauer ha dunque ragione contro ogni illusione, contro ogni fiducioso ottimismo: \u00abNessun individuo intelligente pu\u00f2 evitare di rendersi conto che ogni essere vivente si comporta in modo\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">esattamente <\/span><\/i><span style=\"color:black\">conforme alla sua [di Schopenhauer] filosofia, intesa nel senso pi\u00f9 largo. Con le molle caricate come giocattoli da una qualche forza \u2013 chiamiamola volont\u00e0,\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">\u00e9lan vital, anima mundi<\/span><\/i><span style=\"color:black\">, processi fisiologici o psicologici \u2013 gli organismi corrono facendo quello che gli \u00e8 stato preordinato, fino al momento in cui cessano di muoversi. Nelle filosofie pessimiste soltanto la forza \u00e8 reale, non gli oggetti che essa attiva. Sono solo marionette e se possedessero una coscienza potrebbero pensare erroneamente di essere individui che si caricano da soli le molle e che agiscono per conto proprio\u00bb (48-49).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Per Ligotti, Schopenhauer ha ragione anche e specialmente nei confronti del suo migliore allievo, Nietzsche, il quale fu un magnifico distruttore di fedi e di valori ma che volse poi la verit\u00e0 schopenhaueriana nell\u2019idea pi\u00f9 inaccettabile, ovvero che la vita ritorni, che il tempo ritorni, che il tutto ritorni. In questo modo, \u00abil pessimismo ha perso un grande portabandiera quando Nietzsche ha cominciato a gioire di ci\u00f2 che dovrebbe far rabbrividire, una posizione psichica che di per s\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 paradossale di tutte\u00bb (109).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Come gli gnostici \u2013 pi\u00f9 volte esplicitamente richiamati nel testo \u2013 Zappfe e Ligotti scorgono in questo mondo qualcosa di funesto, di ignoto, di inaccettabile, \u00abun orrore che va oltre l\u2019umano e include tutto l\u2019essere\u00bb (179), che attraversa il cosmo, che intride ogni particella del mondo.<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Ne scaturisce l\u2019inevitabile e coerente opzione contro la procreazione, contro la nascita, contro l\u2019esserci. Un\u2019opzione che ha dalla sua una solida struttura logica, ben espressa dal filosofo sudafricano David Benatar, il quale \u00absostiene in modo convincente che, siccome una certa misura di sofferenza \u00e8 inevitabile per tutti coloro che nascono, mentre l\u2019assenza di felicit\u00e0 non danneggia quelli che potrebbero essere nati ma non lo sono, il piatto della bilancia pende a favore del non mettere al mondo figli. Quindi, chi si riproduce viola ogni sistema morale ed etico concepibile perch\u00e9 \u00e8 colpevole di infliggere una sofferenza\u00bb (58). Il non esserci non produce alcun dolore n\u00e9 comporta alcun danno, l\u2019esserci \u00e8 sempre e necessariamente foriero di sofferenza e dolore. \u00c8 ancora Benatar a sostenere che \u00abtutti i procreatori hanno le mani sporche, in senso sia morale che etico\u00bb (155).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Una delle poche cose buone della nostra condizione di marionette coscienti del proprio morire \u00e8 che ignoriamo il come e il quando. Ed \u00e8 questo che ci consente di vivere, il dono di Prometeo. Se lo sapessimo, infatti, \u00abchi potrebbe\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">vivere<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> una storia di cui conosce la fine dalla prima pagina, non in senso generico ma sapendo il Come e il Quando della fine, che potrebbe essere una crocifissione e non una cessazione pacifica? Se tiriamo avanti \u00e8 solo perch\u00e9 non sappiamo Quando n\u00e9 Come finir\u00e0 la storia della nostra vita\u00bb (187).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Soltanto questa condizione d\u2019ignoranza e di oscurit\u00e0 della coscienza permette di continuare a percorrere strade, sentieri, montagne, in una terra del tutto\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">straniera<\/span><\/i><span style=\"color:black\">. Parola, questa, ancora una volta gnostica: \u00abIn parole povere:\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">non siamo di qui<\/span><\/i><span style=\"color:black\">\u00bb (191).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">E tuttavia la filosofia di Zappfe e Ligotti ben poco condivide, alla fine, con la Gnosi, e risulta piuttosto una forma di nostalgia \u2013 per quanto paradossale possa sembrare \u2013 su ci\u00f2 che la vita avrebbe potuto e dovuto essere e non \u00e8 stata. Si tratta di una visione effettuale ma anche desolata, di una prospettiva eroica ma anche lamentosa, di un atteggiamento forte ma anche troppo compiaciuto. Come a volte accade a Cioran, sembra che al fondo di questa\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">damnatio vitae<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> ci sia la nostalgia di una salvezza, di una qualche forma di salvezza, poich\u00e9 \u00abil vero orrore, la vera tragedia, \u00e8 che non siamo stati salvati\u00bb (181).<\/span><br \/><span style=\"color:black\">Filosofie come quella di Nietzsche e degli gnostici sono pi\u00f9 disincantate poich\u00e9 costruiscono da s\u00e9 la salvezza, perch\u00e9\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">sono la salvezza<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> che non aspettano da altro che dalla<br \/>\npropria <\/span><i><span style=\"color:black\">comprensione del<br \/>\nmondo<\/span><\/i><span style=\"color:black\">. \u00c8 qui che la coscienza cede il suo fardello di maledizione e il pensare e il sapere diventano \u00abil tendere alla luce da un crepuscolo per cos\u00ec dire innato\u00bb (F.W. Nietzsche,\u00a0<\/span><i><span style=\"color:black\">Umano, troppo<br \/>\numano II,<\/span><\/i><span style=\"color:black\"> in \u00abOpere\u00bb, IV\/3,\u00a0Adelphi, Milano 1967, aforisma 219, p. 83). Contro la tesi per la quale \u00abl\u2019orrore divora la luce e digerendola la trasforma in tenebra\u00bb (127), bisogna invece dire che la cospirazione contro la razza umana \u00e8 certamente quella di chi si riproduce, ma pu\u00f2 anche essere quella di chi non \u00e8 capace di tendere alla luce.<\/span><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Thomas Ligotti non \u00e8 un filosofo. \u00c8 un narratore dell\u2019orrore soprannaturale. Sulla linea tracciata da Edgar A. Poe e H.P. Lovercraft, i suoi racconti fanno vedere e sentire l\u2019assurdit\u00e0 che dimora nel quotidiano come la linfa dentro una foglia. 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