{"id":2988,"date":"2014-11-24T09:30:37","date_gmt":"2014-11-24T08:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/?p=2988"},"modified":"2014-11-26T11:12:06","modified_gmt":"2014-11-26T10:12:06","slug":"19-recensione-a-daniela-calabro-e-rosella-faraone-a-cura-di-carlo-michelstaedter-e-il-novecento-filosofico-italiano-le-lettere-firenze-2013-pp-258-chiara-selleri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/en\/recensioni\/19-recensione-a-daniela-calabro-e-rosella-faraone-a-cura-di-carlo-michelstaedter-e-il-novecento-filosofico-italiano-le-lettere-firenze-2013-pp-258-chiara-selleri\/","title":{"rendered":"19. Recensione a: Daniela Calabr\u00f2 e Rosella Faraone (a cura di), Carlo Michelstaedter e il Novecento filosofico italiano, Le Lettere, Firenze, 2013, pp. 258. (Chiara Selleri)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/untitled.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-2989\" src=\"http:\/\/www.disciplinefilosofiche.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/untitled.bmp\" alt=\"untitled\" width=\"150\" height=\"219\" \/><\/a><em>Carlo Michelstaedter e il Novecento filosofico italiano<\/em>. Questo \u00e8 il titolo del volume che raccoglie gli atti di una giornata di studi dedicata a Carlo Michelstaedter, autore dal travagliato e doloroso percorso interiore che Asor Rosa definisce tra i pi\u00f9 anomali ed eccezionali della cultura del Novecento. Programmata in occasione del centenario della morte (2010), tale giornata di studi si \u00e8 tenuta il 6 dicembre 2011 presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Messina. Con un\u2019introduzione di Francesca Rizzo che fa il punto su alcune tendenze dei recenti studi michelstaedteriani, il volume presenta numerosi interventi organizzati in tre parti (<em>Traiettorie storiografiche e scenari mitteleuropei, Lo scacco della \u00abrettorica\u00bb, Le forme della vita<\/em>). Nell\u2019intervento che apre la parte prima del volume Sergio Sorrentino individua il contributo di Michelstaedter al pensiero filosofico del Novecento: la seriet\u00e0 e la coerenza con cui egli coniuga pensiero e giudizio pratico. Sorrentino evidenzia come la filosofia dell\u2019autore goriziano sia profondamente rigorosa e stabilisca un contatto tra pensiero e vita. Tale aderenza si manifesta anche nella figura del <em>persuaso<\/em> che Michelstaedter delinea. Ma che cos\u2019\u00e8 la persuasione? \u00c8 la vita autentica, \u00e8 affrontare la vita con seriet\u00e0, profondit\u00e0 e tragicit\u00e0. L\u2019unico senso di una vita autentica \u00e8 paradossalmente la consapevolezza di un\u2019assenza di senso. A tal proposito Rosella Faraone dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Messina, curatrice del volume insieme a Daniela Calabr\u00f2 dell\u2019ateneo salernitano, delinea una storia delle interpretazioni di Michelstaedter e si sofferma sulla problematicit\u00e0 del concetto di persuasione che \u00abnon pu\u00f2 essere ridotto alla radicale volont\u00e0 nichilistica secondo la quale l\u2019unica possibile affermazione dell\u2019io sarebbe la sua negazione\u00bb (p. 44). Fino alla met\u00e0 del XX secolo il filosofo goriziano era inserito dalla critica nel quadro culturale dell\u2019Italia contemporanea (si veda il saggio di Papini del 1910 portatore della tesi del \u201csuicidio metafisico\u201d, che riscosse notevole successo; e ancora l\u2019interpretazione di Garin che fa di Michelstaedter un precursore dell\u2019esistenzialismo). A partire, invece, dalla met\u00e0 del secolo scorso le opere di Michelstaedter vengono rilette alla luce del suggestioni filosofiche pi\u00f9 spiccatamente europee; in particolare, vengono ricondotte nell\u2019alveo del nichilismo (da Nietzsche a Heidegger). La Faraone, in ultima analisi, sottolinea la maturit\u00e0 di interpretazioni michelstaedteriane risalenti agli ultimi decenni come quella della Raschini e di Campailla che, partendo dai testi e dai documenti dell\u2019autore di Gorizia, ne rilevano la personalit\u00e0 complessa ed originale nel variegato panorama europeo. Nella parte seconda, con gli interventi di Claudia Maggi, Rocchina Motta, Santi Di Bella, Fausto Baldassarre si sofferma su alcune problematiche (la realt\u00e0 e l\u2019apparenza, la verit\u00e0 e la menzogna, la parola e la chiacchiera, la vita e la morte) attorno alle quali ruota l\u2019intero pensiero di Michelstaedter. Il giovane goriziano ritiene che sia necessario andare al di l\u00e0 della rappresentazione per individuare la realt\u00e0 autentica: \u00abNon quello che vedo e che sento m\u2019importa ma quello che io voglio di quello che vedo e che sento, il valore di questa realt\u00e0 in riguardo a me e la determinazione di questo io nelle cose che esso vuole\u00bb (p. 148). Dunque egli s\u2019interroga incessantemente su che cosa sia la vita: \u00abVita \u00e8 desiderio, bisogno: volont\u00e0 di \u201cessere\u201d. Morte \u00e8 negazione del desiderio, del bisogno: della volont\u00e0\u00bb (ibid.). Michelstaedter non sopporta la doppiezza che, a suo parere, insieme alla maldicenza \u00e8 uno degli aspetti della retorica e uccide l\u2019uomo. Per spiegare questa caratteristica il giovane filosofo utilizza la metafora dello specchio (ricorrente in Pirandello, Proust, Borges) connotandola negativamente: lo specchio \u00e8 il riflesso, \u00e8 \u00abuno strumento passivo, che non svela l\u2019essenza autentica, rinvia alla frammentazione, allo sbriciolarsi dell\u2019io e delle \u201ccose\u201d\u00bb (p. 152). Daniela Calabr\u00f2, nel suo saggio <em>In forma di ritratto: salute e malattia in Carlo Michelstaedter<\/em>, a partire da <em>Dialogo della salute<\/em>, una sorta di operetta morale leopardiana che il giovane goriziano scrisse poco prima della morte nel 1910, propone un nuovo ritratto di Michelstaedter indagando il binomio salute-malattia, cruciale nella riflessione filosofica e letteraria europea tra Ottocento e Novecento. Prendendo anche lei le distanze dal \u201csuicidio metafisico\u201d di matrice papiniana, la Calabr\u00f2 sottolinea nel pensiero del filosofo il legame tra \u201csalute\u201d e \u201cpersuasione\u201d, non tra \u201cmorte\u201d e \u201cpersuasione\u201d: l\u2019uomo persuaso, infatti, \u00e8 colui che tende all\u2019ideale di una vita sana e non vuole rinunciare metafisicamente ad essa. L\u2019uomo sano \u00e8 colui che arresta la corsa della \u201cretorica\u201d, che rende schiavi inducendo a credere che la vita sia nel futuro, nella dipendenza da cose e relazioni sociali, nell\u2019illusione della soddisfazione dei bisogni, e gode della salute che \u00e8 fondamentalmente \u201cconsistere\u201d, caricarsi del peso intero del vivere senza scorciatoie e vie di mezzo. Come scriveva Giovanni Gentile su \u00abLa Critica\u00bb del 1922, per Michelstaedter \u00abvivere equivale a cercar la vita: non apprezzare la vita presente nel confronto con quella futura. Non correre, ma fermarsi: non cercare la vita nelle cose ma in se stesso\u00bb (p. 225). Insomma Michelstaedter \u00e8 un appassionato della vita e, come egli stesso afferma nella sua opera maggiore, <em>La persuasione e la rettorica<\/em>, \u00abchi vuol avere un attimo solo la sua vita [\u2026] deve impossessarsi del presente; vedere ogni presente come l\u2019ultimo [\u2026] e nell\u2019oscurit\u00e0 crearsi da s\u00e9 la vita\u00bb (p. 226). Molto interessante il riferimento ad un dipinto del 1903 (Michelstaedter aveva 16 anni), <em>Processione di ombre<\/em>, nel quale la condizione umana appare come abitata da ombre, assenze, non essere, vuoto, nulla. In quest\u2019opera, che anticipa gli esiti dell\u2019espressionismo pittorico europeo, emergono il disagio esistenziale, il dolore, l\u2019angoscia, la malinconia, concetti che costituiscono il cuore della \u00abmodernit\u00e0 malata\u00bb in cui precipita il primo Novecento. Ma in molte delle sue opere Michelstaedter tocca anche il tema della bellezza: \u00abLa bellezza d\u2019un gesto \u00e8 una piccola opera d\u2019arte\u00bb (p. 203). Come scrive Valentina Mascia nel suo saggio, <em>Carlo Michelstaedter: dalla bellezza alla persuasione<\/em>, per il filosofo goriziano la bellezza \u00abnon ha nulla di intellegibile o di impalpabile; al contrario essa \u00e8 ci\u00f2 che ha forma ed \u00e8 ci\u00f2 che nasce dalla materia e ne resta pienamente intrisa\u00bb (p. 204). Una bellezza che, proprio come la vita, si nutre di contraddizioni e di ambiguit\u00e0 che inseguono una conciliazione. Emblematica a tal proposito una delle liriche pi\u00f9 note di Michelstaedter,<em> Il canto delle crisalidi<\/em>: \u00abVita, morte \/ la vita nella morte; \/ morte, vita, \/ la morte nella vita\u00bb (p. 208). Una vita, quella del persuaso, che fa proprio il movimento errabondo e stravagante della cometa (si veda il <em>Dialogo tra la cometa e la Terra<\/em> composto dall\u2019autore nel 1910). La cometa, infatti, a differenza della terra, non ha bisogno di punti di appoggio ma erra come chi \u2018permane\u2019 nel presente focalizzandosi sull\u2019oggi senza alcuna ansia per il domani. \u00c8 questo il segreto del <em>persuaso<\/em>. Rosalia Peluso, invece, nel suo lavoro, evidenzia come Michelstaedter possa essere collocato tra gli \u201cinattuali\u201d, i \u201cpostumi\u201d ossia tra \u00abcoloro che hanno troppo anticipato il loro tempo da ricevere in cambio la follia, la messa al bando, la morte\u00bb (p. 87). Egli \u00e8 perennemente alla ricerca di una verit\u00e0 incarnata nella vita; fa parte della schiera degli \u201cinclassificabili\u201d cio\u00e8 di coloro che costituiscono delle vere e proprie eccezioni e non seguono i solchi tracciati da altre scuole o movimenti. Dagli <em>uomini postumi<\/em> parte anche la riflessione di Giovanni Sessa della Sapienza di Roma che cita Massimo Cacciari: \u00abL\u2019uomo postumo non \u00e8 sinonimo di inattuale [\u2026] questi pu\u00f2 sempre anticipare il proprio tempo [\u2026] l\u2019uomo postumo non pu\u00f2 essere raggiunto, non pu\u00f2 essere compreso\u00bb (p. 173). Sessa, instaurando un confronto a distanza tra Michelstaedter ed Evola, sottolinea come la filosofia dell\u2019autore goriziano sia una filosofia della liberazione che, nutrendosi della concretezza del vivere, tende a farsi dono fino alla morte. Una filosofia che lega indissolubilmente vita e pensiero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Michelstaedter e il Novecento filosofico italiano. 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