mercoledì , 21 aprile 2021
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Discipline Filosofiche, XXXI, 2, 2021: L’intuizione e le sue forme. Prospettive e problemi dell’intuizionismo, a cura di Stefano Besoli e Luca Guidetti

Nel Faust, Goethe fa dire a Linceo il Torriero: «Zum Sehen geboren, zum Schauen bestellt» (To see I was born, to look is my call). Ciò significa che l’uomo non è solo in grado di vedere, alla stessa stregua di tutto il genere animale, ma ha il compito di avere una visione intuitiva di ciò che lo circonda, di scrutare l’orizzonte nella sua infinità e di contemplare le cose nella loro natura essenziale, nel modo in cui effettivamente sono, nel loro essere-così. Di qui scaturisce non solo il ruolo cruciale che la problematica dell’intuizione ha svolto in ambito filosofico, ma anche l’investimento di tale nozione in chiave scientifico-matematica e psicologica, fino alla predisposizione umana che sfrutta l’intuizione ai fini dell’immaginazione artistica. Al riguardo, in una lettera a Hofmannstahl del 1907, Husserl afferma che la visione fenomenologica, che non deve mai trascendere il dato fenomenico, è strettamente affine alla visione estetica dell’arte “pura”, poiché questa non attiene a un vedere riguardante il piacere estetico, ma ha di mira semmai il ricercare, la conoscenza e le constatazioni scientifiche di una nuova sfera filosofica. Partendo da ciò, l’artista osserva il mondo ridotto a fenomeno, non già per sondarne o coglierne concettualmente il senso, ma volendo appropriarsene intuitivamente per raccoglierne la pienezza delle forme, e cioè i materiali da utilizzare per le configurazioni estetico-creative o per partecipare sotto il profilo spirituale, in senso goethiano, al modo in cui la natura si arricchisce di continuo tramite le sue produzioni.
Il concetto d’intuizione è senz’altro tra i più problematici e complessi dell’intera filosofia, poiché presenta questioni aperte sia sul versante teoretico, sia su quello propriamente storico, in ordine ad esempio al luogo originario della sua più antica formulazione o alla costellazione di termini che ne esprimono il significato e il peculiare funzionamento. Nella sua fisiologia concettuale, in larga parte contenuta nella stessa radice etimologica del termine, l’intuizione sta per un vedere o un guardare in maniera penetrante o comunque dotato di notevole acutezza. Ma al di là dell’intervento sul piano strettamente conoscitivo, il ruolo dell’intuizione si estende al percepire in generale e ai diversi tipi di atti in cui esso si articola, con la conseguenza di rilanciare un’opposizione non facilmente componibile tra intuizione e pensiero, tra pensiero intuitivo e pensiero simbolico, tra immediatezza dell’intuizione e discorsività del pensiero, tra aspetti ricettivi e tratti spontanei dell’attività conoscitiva. Se l’intuire non rappresenta solo un’operazione della vista, ma indica più in generale l’apprensione delle cose tramite la mente (o lo spirito), si apre di nuovo la questione sul fatto di potersi richiamare a un’intuizione sganciata dal piano della sensibilità, o sull’obbligo invece di riconoscere nell’intuizione una sorta di evidenza originaria, la cui concretezza fisserebbe la genesi empirica di ogni astrazione concettuale e di ogni tentativo di pensare qualcosa. Anche sulla base di tali oscillazioni di fondo, Heidegger – in uno dei suoi corsi marburghesi (Logica. Il problema della verità) – ha asserito che è la cosa stessa a dare l’intuizione, giacché conoscere non è altro che apprendere o cogliere l’ente in carne ed ossa, per cui – sulla scia di Husserl – sembra necessario operare un ritorno ad Aristotele, attenendosi al fatto che la verità non si determina primariamente in rapporto alla proposizione, ma con riferimento al conoscere come intuizione. In tal senso si tratterebbe di risalire a un’esperienza che ci appare evidente per il fatto che l’intuizione risulta anteriore alla distinzione tra soggetto e oggetto, per cui colui che intuisce non può che fare tutt’uno con il proprio oggetto, identificandosi con esso – come del resto già rivendicato in termini speculativi nella Differenzschrift di Hegel.
Come termine tecnico, l’intuizione è stata inserita nel linguaggio filosofico attraverso la traduzione latina, operata da Wilhelm von Moerbeke, dello scritto di Proclo intitolato Peri pronoias. Tale termine restituisce il senso del termine greco epibole, di derivazione epicurea, nella cui tradizione esso stava a significare l’apprensione diretta e immediata tramite cui si coglie quasi di un colpo l’intero oggetto di conoscenza, a differenza di ciò che avviene sul piano di una conoscenza che privilegia le singole parti oggettuali. Per molto tempo l’intuizione è stata considerata, in maniera più o meno concorde, come la forma di conoscenza più profonda proprio perché diretta, per cui a tale immediatezza si tendeva ad associare il riscontro del massimo grado di certezza e affidabilità conoscitiva. Ma poi nel corso del Novecento, e segnatamente in alcuni risvolti della filosofia americana di tale secolo, iniziò a manifestarsi un disaccordo rispetto ad alcuni aspetti qualificanti dell’intuizione, con particolare riguardo al valore attribuitole in tema di conoscenza e di ricerca della verità. Già in uno scritto del 1868, Questions concerning certain faculties claimed for man, Peirce sottopose a critica il concetto d’intuizione, negando che esso potesse garantire il riferimento immediato della conoscenza al suo oggetto. In tal senso, l’intuizione non costituisce l’evidenza conoscitiva che l’io ha di sé, né è in grado di distinguere gli elementi soggettivi di conoscenze differenti. In questa direzione, si è sviluppato il dibattito sullo statuto della nozione d’intuizione e sulla possibilità di farne il fondamento del sapere, riconoscendo le difficoltà ad affrontare l’esperienza conoscitiva nel suo complesso senza un richiamo ugualmente fondante alla rete concettuale, linguistica e segnica del sapere e al legame che s’instaura, in maniera reciproca, tra le diverse conoscenze stesse.

Le aree tematiche suggerite, ma non esclusive, sono le seguenti:
1) l’emergere e l’incremento del ruolo dell’intuizione nella filosofia antica (Platone, Aristotele, Epicureismo, Plotino);
2) il tema dell’intuizione nella tradizione di pensiero medievale e rinascimentale (Agostino, Tommaso d’Aquino, Scoto Eriugena, Duns Scoto, Occam, Cusano, Ficino);
3) l’intuizione nel razionalismo e nell’empirismo moderno (Descartes, Malebranche, Spinoza, Locke, intuizionismo etico inglese e scozzese);
4) l’intuizione nella filosofia critico-trascendentale: Kant, Maimon, Reinhold, Jacobi;
5) la facoltà di giudizio intuitiva e la critica dei sensi in Goethe;
6) l’intuizione sensibile e l’intuizione intellettuale nell’idealismo tedesco: Fichte, Schelling, Hegel, Schleiermacher, Novalis, Jean Paul, Hölderlin;
7) il rilevo attribuito all’intuizione nella riflessione psicologica, psicopatologica e psicoanalitica di orientamento filosofico (Schopenhauer, Eduard von Hartmann, Freud, Jung, Binswanger);
8) l’intuizione all’incrocio tra psicologia comprendente diltheyana, filosofia della vita e intuizionismo bergsoniano;
9) il ruolo decisivo dell’intuizione nella tradizione fenomenologica (Husserl, Merleau-Ponty, Scheler, Ingarden);
10) la percezione e l’intuizione (sensibile, categoriale, estetica);
11) l’intuizionismo logico-matematico (Brouwer, Heyting, Kleene, Vesley);
12) l’intuizionismo morale nel Novecento (e oltre) (Moore, Ross, Audi).

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Scadenza per l’invio del manoscritto: 15 agosto 2021
Notifica della decisione: 15 settembre 2021
Scadenza per l’invio della versione finale: 31 ottobre 2021